L’esorcista di William Peter Blatty

L’Esorcista è un film ormai diventato un cult per tutti gli amanti del genere horror. Magari non tutti sanno però, che è tratto dallo straordinario romanzo omonimo di William Peter Blatty su cui ho avuto la fortuna di mettere recentemente le mani.

TRAMA: Che cosa succede alla piccola Regan, trasformatasi in un mostro blasfemo che urla oscenità e frasi sconnesse? Sua madre, la famosa diva del cinema Chris MacNeil, non riesce a capirlo. Né ci riescono i medici e gli psichiatri né la polizia. Forse solo un esorcista può dare una risposta. Ma la Chiesa impone cautela, esige prove, chiede tempo. Intanto la casa risuona di colpi, i mobili si spostano da soli, un uomo muore con il collo spezzato, il fragile corpo di Regan sembra cedere alla tempesta che lo sconquassa. E lo scontro tra l’uomo di Dio e gli spiriti del Male sembra ormai inevitabile. 

Forse anche più che nel film, il romanzo del’Esorcista é una lenta discesa in uno oscuro abisso che porta il lettore faccia a faccia con il male puro. Si tratta, a mio avviso, di un’opera che (al di là dell’aspetto puramente horror) ha una spiritualità profonda che induce a porsi delle domande al di là del proprio credo religioso. Consigliatissimo quindi non solo agli amanti dell’horror, ma anche a tutti quelli in cerca di un romanzo di spessore capace di trascendere il genere e di spingere a una sincera riflessione sulla fede e sulla natura stessa del bene e del male.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio ;P

“L’ultima notte di Aurora” di Barbara Baraldi

Ci sono amicizie che perdurano nel tempo, amicizie importanti alle quali basta solo un saluto o un incontro fugace per diventare sempre più forti. E anche se la persona amica si trova in un libro, anche se lei vive tra le pagine di un romanzo, rincontrarla in una nuova storia è sempre un’emozione. Leggere una nuova storia di Aurora Scalviati ne “L’ultima notte di Aurora” è stato questo per me: ritrovare una persona cara dopo tanto tempo.

Trama:

Le ferite dell’anima sono le più difficili da risanare. Lo sa bene Aurora Scalviati, profiler in un commissariato della provincia emiliana con un doloroso passato alle spalle. Per questo ha accettato di raccontare la sua storia alla conferenza del professor Menni, tra i massimi esperti di disturbi post-traumatici. Ed è proprio qui che Aurora incontra una misteriosa ragazza dai lunghi capelli neri che le rivolge una singolare domanda: «Credi che si possa davvero uscire dal buio?». Un quesito che di lì a poco si trasforma in un testamento, perché la giovane si toglie la vita gettandosi dalla torre del palazzo, sotto gli occhi terrorizzati dei presenti. Un caso archiviato rapidamente come suicidio, ma Aurora non ci vede chiaro ed è ossessionata dalle parole della sconosciuta: un’ultima disperata richiesta di aiuto? Avrebbe potuto fare qualcosa per salvarla? Non c’è tempo però per i sensi di colpa: il ritrovamento di un cadavere orrendamente sfigurato, su una secca in riva al Po, la costringe a rivedere le sue priorità. L’unico indizio è la fotografia di una bambina, che la vittima conservava come un sinistro trofeo. È l’inizio di una caccia serrata a un serial killer feroce, inafferrabile come lo spauracchio di una leggenda popolare raccontata in quelle valli per tenere buoni i più piccoli: il Grigione, che strappa il volto delle sue vittime dopo aver danzato con le loro paure. Aurora sa di non poter fare tutto da sola: ha bisogno di riunire la sua vecchia squadra, i Reietti. Ma quando Bruno e Silvia le voltano le spalle, l’unico interlocutore rimane l’enigmatico Curzi che, pur rinchiuso nell’isolamento di una struttura psichiatrica, sembra conoscere la verità. Un grosso rischio per Aurora, perché scendere a patti con il male può scoperchiare segreti che avrebbero dovuto restare sepolti per sempre…

Come nei precedenti romanzi  “Aurora nel buio”e “Osservatore oscuro” anche ne “l’ultima notte di Aurora”, la scrittrice Barbara Baraldi riesce a creare una storia intensa, avvincente e mai scontata che trascina e cattura il lettore in un susseguirsi di emozioni intense e reali. La storia è ben costruita e si basa chiaramente su uno studio accurato dell’autrice sia per quanto riguarda le indagini che per i temi e gli argomenti trattati. Un esempio lampante è il modo chiaro, ma allo stesso tempo preciso in cui la Baraldi riesce a parlare della teoria della mente bicamerale. Una teoria psicologica complessa (se voleste approfondire l’argomento vi consiglio “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” di Julian Jaynes) che l’autrice riesce a rendere accessibile anche a chi magari non aveva mai avuto modo di approcciarvisi prima.

Il vero cuore del romanzo però non è solo l’indagine in cui Aurora viene coinvolta, ma anche e soprattutto la sua crescita personale, la sua evoluzione che altro non è che il culmine di un percorso personale iniziato fin dal primo romanzo. Perché Aurora non è solo “un personaggio”. In ogni pagina, in ogni singola riga del romanzo, Aurora vive e respira, tanto reale quanto le emozioni che riesce a trasmettere. Umana tanto quanto lo sono la sua forza e la sua debolezza, la sua fragilità e la sua volontà di riscattarsi dai propri errori. Più si va avanti con la lettura più si finisce inevitabilmente con legarsi a lei finché, alla fine, Aurora non diventa un’amica che, però, si è costretti a salutare una volta terminato il libro.

Un romanzo consigliato quindi, a tutti coloro che amano i thriller ben costruiti e i personaggi che, in un modo o nell’altro, riescono a entrarti dentro. Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉