Due parole su Arcana Permutatio di Mara Cassardo.

Ho comprato Arcana Permutatio allo stan della Astro Edizioni al Salone del Libro di Torino, dove ho avuto anche modo di rivedere la splendida Mara che mi ha accolta con affetto e un’entusiasmo a dir poco contagioso.Sono sempre stata affascinata dai tarocchi (che ho imparato a leggere diversi anni fa) e devo ammettere che è stato questo uno dei motivi che mi ha spinto a comprare il libro.

Trama:

Roberta è una ragazza come tante, eppure ha perso se stessa, una scelta dopo l’altra. Una sera, tutto questo cambia. Roberta accetta un sussurro dal suo Io più nascosto e una busta nera, piena di segreti, che solo lei può scegliere di aprire. Così Roberta diventa il fulcro di indagini esoteriche, fatte di spiriti e passasoglia nascosti. Il suo passato è la chiave di volta, quello più lontano fatto di intrecci di vite.
Arcana permutatio è un’esplorazione dell’inconscio, nella città esoterica per eccellenza: Torino.

Una delle prime cose che spiccano di questo libro è proprio Torino, città nella quale ho vissuto per diverso tempo e che mi è rimasta nel cuore. In Arcana Permutatio, Torino prende vita, diventa parte integrante della storia come un cuore vivo, pulsante. Altro elemento dominante è la simbologia a partire da quella dei tarocchi che Mara utilizza con consapevolezza e senza scadere nel banale. Il tutto a fare da perno a una storia affascinante, che coinvolge e cattura il lettore e con personaggi ai quali è impossibile non legarsi. La scrittura poi è scorrevole, fluida: ho iniziato a leggere il libro il giorno stesso in cui l’ho comprato, proprio al Salone del Libro e l’ho finito la mattina dopo. Non sono riuscita a smettere!

Consiglio quindi Arcana Permutatio a tutti quelli che amano le storie intense e ricche di mistero capaci di trascinare e affascinare. Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete troppo liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

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Due parole su “la seconda mezzanotte” di Antonio Scurati

coverUn paio di giorni fa ho finito di leggere “La Seconda Mezzanotte” di Antonio Scurati, romanzo a cui mi sono avvicinata con molte aspettative, non tutte soddisfatte purtroppo. La storia è ambientata nel 2092, in una Venezia ricostruita da una multinazionale di Pechino dopo una terribile onda alluvionale e diventata la perversa Las Vegas della decadenza europea. In un clima africano, una folla di nuovi ricchi vi accorre per concedersi ogni vizio e, soprattutto, per assistere alle lotte tra gladiatori. Piazza San Marco è, infatti, trasformata in un’arena. Mentre le Nazioni si dissolvono, il carnevale si avvicina e i padroni cinesi preparano lussi sfrenati e spettacoli crudeli. Intanto, gli ultimi veneziani, ai quali è stata interdetta la riproduzione, vivono confinati in un ghetto. Eppure, perfino in questo parco giochi orwelliano, ci sono due uomini in rivolta che si levano contro l’orgia del potere. “Il Maestro”, guida dei nuovi gladiatori, e Spartaco, il suo allievo.

La storia creata di Scurati spicca in particolare per l’ambientazione, questa Venezia devastata che cerca in qualche modo di sopravvivere alla perversione e alla violenza. Una sorta di fusione tra romanzo storico e post apocalittico che forse, in altre circostanze, mi avrebbe preso di più. Il grande difetto del libro infatti è lo stile dell’autore. Scurati infatti sa scrivere e conosce molto bene l’italiano, ma questo rende il suo stile pesante e a tratti ampolloso tanto. Ammetto di aver fatto davvero molta fatica a finirlo, forse per il fatto che non ero nella mentalità giusta per una lettura del genere.

Lo sconsiglio quindi se volete una lettura di puro svago. La lettura infatti necessita di una buona dose di attenzione e concentrazione per non farsi prendere dalla voglia di chiudere il libro e abbandonarlo. Questa però ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉