Il Fuoconero di Giovanni Todini

La cosa bella di scrivere questo blog è, a mio avviso, la possibilità scambiare pareri e opinioni con altri utenti, ma anche e soprattutto di scoprire nuove storie grazie a chi, come me, ama la lettura, ma magari ha gusti molto diversi dai miei o semplicemente conosce libri e storie in cui non mi sono mai imbattuta. È il caso di “Fuoconero”, romanzo di Giovanni Todini che ho avuto modo di scoprire grazie a al blog di The Butcher (che ringrazio davvero di cuore).

Trama:

Un’indagine che non doveva iniziare.
Una sostanza che non dovrebbe esistere.
Una verità capace di cambiare tutto.

Quando una serie di eventi apparentemente scollegati travolge la città, Paolo si ritrova trascinato in qualcosa di più grande di lui.
Qualcosa di antico.
Qualcosa che osserva.

Il fuoconero non è solo energia.
È una soglia.

E oltre quella soglia…
c’è un mondo che non dovrebbe esistere.
Ma che esiste da sempre

Il romanzo di Todini parte come un thriller “tradizionale”, con un ritmo piuttosto veloce che trascina pian piano in una storia che mi ha davvero stupita. Il libro, infatti, si discosta da quello che è il genere iniziale, acquisendo elementi quasi fantascientifici e uno stile fortemente evocativo, senza perdere la capacità di divertire e incuriosire il lettore. Da Romana, inoltre, ho amato follemente l’ambientazione, una Roma che sembra viva, cupa, pulsante; una parte importante della vicenda e non un semplice sfondo in cui si muovono i protagonisti.

Sia chiaro: questo non è un libro del tutto privo di difetti. Nella parte iniziale, soprattutto, l’autore sembra fare un po’ di fatica a trovare il suo ritmo e alcune scene e dialoghi risultano quindi un po’ troppo frettolosi. Man mano che si va avanti, però, si può percepire come Todini sia entrato sempre più in sintonia con la sua storia, trovando un equilibrio nella narrazione che viene fortemente arricchita dal suo stile poetico senza, però, risultare lenta o pesante. Un romanzo fuori dagli schemi in cui sono davvero felice di essermi imbattuta e che mi sento vivamente di consigliare.

Come vivere su Marte.

Molti romanzi o film di fantascienza sono stati in qualche modo dei precursori dei tempi, offrendo previsioni e visioni del futuro che poi si sono rivelate veritiere. Altre volte, però, quelle “previsioni” si sono rivelate non vere (io sto ancora aspettando l’hoverboard di Ritorno al Futuro 2) o sono state addirittura superate dalla realtà stessa. Questo, a mio avviso, però, non rende certo queste opere meno valide o meno degne di essere scoperte. 

 Trama:La prima nave di linea regolare fra i pianeti, l’Ares, è al suo viaggio inaugurale. Porta su Marte, tra gli altri, lo scrittore di fantascienza Martin Gibson, che sarà testimone delle dure lotte dei pionieri per colonizzare il pianeta: un mondo quasi privo di vegetazione e poverissimo di ossigeno, sul quale uomini coraggiosi combattono per rendere migliore quella che considerano la loro nuova patria.”

 All’interno del romanzo “Le Sabbie di Marte”, Arthur C. Clarke fa dire a uno dei suoi personaggi che le opere fantascientifiche di Wells vengono lette solo per essere derise perché ormai vecchie, superate dalla scienza stessa che aveva di gran lunga surclassato (e smentito) le previsioni dell’autore. Gibson, il protagonista del libro, però, ribatte dicendo che, nonostante tutto, la gente continua a leggere Wells perché “Wells faceva della letteratura sul serio. Le creazioni della fantasia pura si leggono nonostante le previsioni fatalmente errate, ma non a causa di queste.” Credo che questo si possa applicare anche a quest’opera di fantascienza di Clarke che, agli occhi di molti, potrebbe risultare piuttosto “vecchia”. In realtà, però, il libro si dimostra essere uno straordinario viaggio di formazione. Un’avventura di esplorazione spaziale dove non sono l’ansia o la tensione a prevalere, ma la speranza, i rapporti umani e la volontà di autodeterminazione. Uno viaggio in un pianeta meraviglioso e affascinante che consiglio assolutamente di intraprendere

La quarta dimensione di Cixin Liu

Il secondo romanzo della trilogia de “Il Problema dei Tre Corpi”, mi aveva lasciato un po’ delusa, entusiasmandomi meno rispetto al primo volume, ma dando quello che mi sembrava essere una sorta di conclusione alla guerra contro i Trisolariani, ma ho voluto comunque finire la trilogia e devo dire che ne sono stata davvero entusiasta.

Trama: A mezzo secolo dall’Ultima Battaglia sembra essersi creato un equilibrio tra terrestri e Trisolariani: i primi beneficiano della conoscenza degli invasori spaziali e stanno compiendo grandi progressi tecnologici, mentre gli alieni stanno assimilando la cultura terrestre. Pare che le due civiltà siano pronte per iniziare una convivenza pacifica, tra eguali, senza l’assurda minaccia della reciproca distruzione. Tutto cambia quando Cheng Xin, ingegnere aerospaziale ibernata all’inizio del XXI secolo, si risveglia. La donna porta con sé il ricordo di un programma ormai dimenticato, risalente agli albori dell’Epoca della Crisi, e la sua sola presenza potrebbe alterare il fragile equilibrio instauratosi tra terrestri e alieni. L’umanità riuscirà a raggiungere le stelle, o morirà nella sua culla?

Con quest’ultimo libro, Cixin Liu mi ha sorpresa, con un romanzo che coinvolge e cattura, dove non solo la fisica torna a essere protagonista, ma con uno stile poetico ed evocativo di una straordinaria potenza visiva.

Il romanzo comincia spiazzando il lettore, dando l’impressione di trovarsi davanti più a una raccolta di racconti che a un romanzo. Poi, però, la storia ingrana ed ecco che ti trascina attraverso il tempo in un’universo sempre più grande, complesso e affascinante. 

Con quest’ultimo libro si conclude quindi una trilogia fantascientifica fatta di alti e bassi, ma sicuramente degna di nota. Una storia in cui si percepisce l’enorme amore dell’autore per la fisica e la fantascienza, ma anche tutto il suo vissuto, il suo passato a partire dalla Rivoluzione Culturale in Cina. Nell’intera trilogia, infatti, si percepisce un certo senso di ineluttabilità e di pessimismo, un destino nel quale gli esseri umani finiscono inevitabilmente col gettarsi con le loro stesse scelte. Nonostante questo pessimismo, però, a regnare è la speranza e la determinazione nell’andare avanti, nel cercare una soluzione e nel percorrere la strada giusta.

Dopo “Nella quarta dimensione” non posso quindi che consigliare questa trilogia, soprattuto agli amanti della fantascienza pura.