Il film di Assassin’s Creed: quello che cercavo e quello che ho trovato.

assassins_creed_film_posterPiccola premessa a quella che non vuole essere una recensione, ma solo un mio piccolo parere su un film che ho aspettato a lungo e sul quale ho letto molte critiche:

Assassin’s Creed è un film perfetto? Assolutamente no.

Ha dei difetti? Molti.

Ha soddisfatto le mie aspettative? Strano, ma sì.

Quando ho saputo dell’uscita di questo film e ho visto le prime immagini devo dire che la mia euforia era a mille e non vedevo l’ora che uscisse. Piano piano però ho cercato di ridimensionare questa mia euforia, consapevole delle tante delusioni prese con film tratti da videogiochi.

Purtroppo anche questo adattamento ai suoi difetti a partire dai dialoghi (che a volte mi hanno fatto quasi cascare le braccia per le loro banalità) e per come tutta la vicenda si sviluppa forse in maniera un po’ troppo veloce e approssimativa. Inoltre pur non essendomi dispiaciuta un’avventura di Assassins’ Creed ambientata principalmente nel presente, avrei preferito più scene nel passato (è allora infatti che si sviluppa maggiormente l’azione) e uno sviluppo maggiore del personaggio di Aguilar e degli altri assassini.

E allora perché ha soddisfatto le mie aspettative?

Perché c’era solo una cosa che volevo da questo film: che mi facesse provare la stessa “esaltazione” avuta dopo la prima volta che ho giocato al primo Assassin’s Creed (neanche quello un gioco proprio perfetto se ricordate). Devo dire che, inaspettatamente visti i numerosi difetti, il film c’è riuscito forse per l’ambientazione, forse per alcuni elementi estetici che riflettono bene il videogioco o per l’interpretazione di Fassbender che comunque riesce a spiccare e a far spiccare il suo personaggio.

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Insomma un film non perfetto con molti difetti e che non convince fino in fondo ma che comunque mi ha fatto rivivere, seppur in modo diverso, ciò che ho provato la prima volta davanti al videogioco. Il fatto che piaccia o meno dipende da come uno si approccia al film e da quello che ci si aspetta da esso (spero che nessuno lo guardi pensando che possa vincere un Oscar).

Quello che mi auguro è che nei prossimi film, se ci saranno, venga aggiustato un po’ il tiro perché per me le basi per fare un ottimo lavoro ci sono.

Questa comunque è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉

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Due parole su “la seconda mezzanotte” di Antonio Scurati

coverUn paio di giorni fa ho finito di leggere “La Seconda Mezzanotte” di Antonio Scurati, romanzo a cui mi sono avvicinata con molte aspettative, non tutte soddisfatte purtroppo. La storia è ambientata nel 2092, in una Venezia ricostruita da una multinazionale di Pechino dopo una terribile onda alluvionale e diventata la perversa Las Vegas della decadenza europea. In un clima africano, una folla di nuovi ricchi vi accorre per concedersi ogni vizio e, soprattutto, per assistere alle lotte tra gladiatori. Piazza San Marco è, infatti, trasformata in un’arena. Mentre le Nazioni si dissolvono, il carnevale si avvicina e i padroni cinesi preparano lussi sfrenati e spettacoli crudeli. Intanto, gli ultimi veneziani, ai quali è stata interdetta la riproduzione, vivono confinati in un ghetto. Eppure, perfino in questo parco giochi orwelliano, ci sono due uomini in rivolta che si levano contro l’orgia del potere. “Il Maestro”, guida dei nuovi gladiatori, e Spartaco, il suo allievo.

La storia creata di Scurati spicca in particolare per l’ambientazione, questa Venezia devastata che cerca in qualche modo di sopravvivere alla perversione e alla violenza. Una sorta di fusione tra romanzo storico e post apocalittico che forse, in altre circostanze, mi avrebbe preso di più. Il grande difetto del libro infatti è lo stile dell’autore. Scurati infatti sa scrivere e conosce molto bene l’italiano, ma questo rende il suo stile pesante e a tratti ampolloso tanto. Ammetto di aver fatto davvero molta fatica a finirlo, forse per il fatto che non ero nella mentalità giusta per una lettura del genere.

Lo sconsiglio quindi se volete una lettura di puro svago. La lettura infatti necessita di una buona dose di attenzione e concentrazione per non farsi prendere dalla voglia di chiudere il libro e abbandonarlo. Questa però ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉

Due parole su “Il Terminale Uomo” di Michael Crichton

Il 2016 è finito e con il 2017 spero finalmente di riuscire a dedicarmi un po’ di più a questo blog. Ho deciso quindi di dedicare al blog un po’ più di spazio anche alle mie letture scrivendoci poche righe su quello che mi hanno ( o non mi hanno) lasciato.

Il primo libro che ho letto in questo 2017 è “Il Terminale Uomo” di Michael Crichton.

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Ho già avuto modo di adorare Crichton sia per Jurassic Park, romanzo che ha dato vita a uno dei miei film preferiti di quando ero bambina, che per il suo seguito, “Il Mondo Perduto” e devo dire che anche con questo particolare romanzo non sono rimasta delusa.

Il “Terminale Uomo” nella storia è Harry Benson, affetto da una strana forma di epilessia che lo induce periodicamente a raptus di violenza omicida. Contro il parere della sua psichiatra (nonché protagonista) Janet Ross, un’ équipe di medici tenta di mettere sotto controllo il suo cervello mediante l’applicazione una serie di elettrodi. Ovviamente l’esperimento non ha gli effetti desiderati sull’uomo che riesce in qualche modo a fuggire scatenando il caos.   

Il romanzo mi ha trascinata pagina dopo pagina (questo il motivo per cui l’ho finito in poco più di due giorni) e nonostante il linguaggio spesso tecnico, l’ho trovato scritto in maniera molto chiara e comprensibile. Si vede che Crichton sa bene di che cosa sta parlando sia dal puto di vista informatico che medico, ma lo espone in una maniera adatta anche a chi di queste cose non capisce assolutamente nulla (tipo me).  Un difetto forse lo si può trovare nel finale, un po’ troppo scontato e sbrigativo a mio parere.  Bisogna inoltre considerare che essendo un romanzo del ‘72, la tecnologia e la scienza nella storia sono quelle dell’epoca quindi ovviamente superate rispetto ai giorni nostri cosa che forse potrebbe far storcere il naso a chi magari di questi argomenti ne capisce un po’ di più. Nonostante queste limitazioni però, andando avanti nella lettura ho trovato notevoli spunti di riflessione sul rapporto uomo-macchina, sulla manipolazione della mente umana e su come alcune tecnologie, che allora venivano descritte come impossibili, oggi siano invece una realtà concreta.

Un ottimo libro quindi per gli amanti del genere che sicuramente mantiene Crichton sulla lista dei mei autori preferiti che vale la pena leggere ancora e ancora e ancora.

Questa ovviamente è solo la mia opinione.

Voi siete sempre liberi di non prendermi tropo sul serio 😉