Quando l’altra mamma ti delude.

Vi è mai capitato di imbattervi in un romanzo che aveva le giuste premesse a livello di trama, che partiva anche bene, creandoti quel giusto mix di tensione e aspettative che ti fanno venire voglia di proseguire la lettura, ma che a un certo punto si perdono totalmente, dandoti quasi l’impressione di un’occasione sprecata? Scommetto di sì e purtroppo, recentemente, è capitato anche a me con “L’altra mamma” di Josh Malerman

Trama: Per Bela, otto anni, la mamma, il papà e la nonna Ruth sono tutto il suo mondo. Ma la sera, prima di andare a letto, c’è qualcun altro che le tiene compagnia. Lei la chiama l’altra mamma, esce dal suo armadio dopo la buonanotte, è una specie di amica che le parla e a volte fluttua sopra di lei. Ultimamente, però, non smette di farle la stessa domanda: «Posso entrare nel tuo cuore?». E continua a chiederglielo diventando sempre più insistente, tanto che Bela capisce che se non dirà di sì, sarà la sua famiglia a farne le spese.L’ altra mamma sta diventando irrequieta, più forte, più audace. In casa cominciano a succedere strani incidenti, e poi anche fuori, ai giardinetti. Bela si sente sempre più in pericolo e crede di poter contare sull’aiuto dei suoi genitori, ma quando scopre che anche loro hanno dei segreti, tutte le sue certezze vacillano. «Posso entrare nel tuo cuore?»
L’ altra mamma esige una risposta.

Questo romanzo ha un punto di vista molto particolare, ovvero quello della piccola Bela di otto anni. La voce narrante è quella di una bambina e l’intera vicenda, quindi, è vista interamente dal suo punto di vista, cosa che, se da una parte può essere interessante, dall’altra può in qualche modo risultare fastidiosa, soprattutto nei punti in cui l’autore cerca di spiegare e approfondire le interazioni tra gli adulti. Il romanzo parte bene, creando un clima di tensione e angoscia che porta il lettore a voler andare avanti, a cercare di capire le intenzioni di questa “altra mamma” che sembra minacciare la protagonista e la sua famiglia.

Peccato che quella tensione va pian piano smorzandosi, limitandosi appunto agli sporadici momenti in cui l’altra mamma fa la sua apparizione, e lasciando il posto al nervosismo. La storia, infatti, perde quasi del tutto l’aspetto horror iniziale, trasformandosi in una fuga a tratti senza senso, usata come scusa per mostrare e accentuare il conflitto tra i genitori di Bela che diventa quasi una spettatrice passiva dell’intera vicenda. I dialoghi si fanno via via sempre più pesanti e lenti, perfino le rivelazioni che dovrebbero essere più “shockanti” finiscono con il lasciare perplesso il lettore che si ritrova a chiedersi dove tutto quel parlare voglia andare a parare. E forse lo sviluppo della storia avrebbe anche potuto essere “accettabile” se l’autore avesse offerto al lettore un finale soddisfacente, ma questo risulta troppo affrettato, a tratti incomprensibile e del tutto privo di quella tensione iniziale che mi aveva fatto ben sperare. Peccato per quella che è, a mio avviso, una bella occasione sprecata.

La nascita di Stonehenge secondo Ken Follett

Il mondo è pieno di opere incredibili, strutture apparentemente impossibili create in epoche antiche, quando i mezzi erano molto più limitati rispetto a oggi. Le piramidi di Giza sono forse tra le più famose di queste meraviglie, ma ce n’è un’altra che trovo altrettanto affascinante e che, forse, è altrettanto conosciuta: il sistema trilitico di Stonehenge. Nel suo romanzo “Il cerchio dei giorni”, Ken Follett prova a immaginare cosa si nasconde dietro la straordinaria impresa della sua costruzione. 

Trama:Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l’inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all’interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche. Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all’apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta…”

In questo romanzo, Ken Follet prova a raccontare la storia di come è sorto il complesso di Stonhenge, ponendosi tre domande: Come è stato costruito? Perché è stato costruito? Ma soprattutto: chi lo ha costruito? Cercando le risposte a questi tre quesiti, Follet trascina il lettore in un viaggio nel tempo, immaginando una società preistoria e descrivendola in maniera estremamente dettagliata e accurata. Forse fin troppo.

La storia di per se é bella, a tratti avvincente e la lettura è scorrevole, scritta con uno stile accattivante che invoglia a proseguire la lettura, ma ho fatto davvero molta fatica a entrare in empatia con i personaggi. Questo mi ha portato a leggere anche le parti più drammatiche con un certo distacco, senza quell’impatto emotivo che altrimenti avrebbero potuto avere. A volte si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti a una sorta di documentario, illusione che però viene infranta quando ci si ritrova davanti a nomi o dettagli che sembrano fin troppo moderni o forzati. Nonostante questi difetti, però, è stata comunque una lettura piacevole e a suo modo affascinante che non metterei in cima alla wishlist, ma da tenere in considerazione.

Ora, confesso con somma vergogna di non avere mai letto altro di Ken Follet, ma voglio recuperare per capire, attraverso le sue opere più famose, se possa essere effettivamente nelle mie corde o meno.

Cosa significa per te “avere tutto”? È raggiungibile?

Io ho il tempo (anche se poco) di dedicarmi a ciò che amo, sono in salute, ho un posto che sento di poter chiamare casa, delle amiche preziose che sono come una famiglia per me e un marito e un bambino che amo immensamente e che mi amano a loro volta.

Se non è questo avere tutto, non so cos’altro possa esserlo.