Canone inverso: una musica non proprio riuscita.


Vi è mai capitato di imbattervi in un romanzo così spiazzante da non capire bene, anche a distanza di giorni dalla fine della lettura, se vi è piaciuto o meno? Ecco, credo che nel mio caso, uno di questi libri sia stato “Canone Inverso” di Paolo Muaresing.

Trama: Uno scrittore, appassionato musicofilo, incontra a Vienna Jenö Varga, un violinista ambulante in grado di suonare con meravigliosa naturalezza la complicatissima Ciaccona di Bach. In seguito a quali disavventure un artista eccelso si è ridotto a trascinare per bettole e osterie un talento che avrebbe potuto aprirgli i palcoscenici dei teatri più celebri del mondo? Qual è la forza terribile che è entrata nella sua vita? Paolo Maurensig costruisce magistralmente un’avventura in cui le sorprese, i trasalimenti, i colpi di scena non sono puri espedienti narrativi, ma simboli drammatici dello scontro tra le inquietudini, la delicatezza delle anime individuali e la ferocia della storia di questo secolo.

Se si osserva questo libro con uno sguardo oggettivo, la trama è ben scritta, con uno stile scorrevole ed affascinante che non rende, almeno secondo me, la lettura pesante o incomprensibile. La storia è ben strutturata, con una serie di intrecci e colpi di scena davvero ben costruiti e la musica ne è la protagonista assoluta, una forza onnipresente che anima i protagonisti e li spinge nelle loro azioni. Eppure, in un certo senso, io quella musica l’ho sentita poco. Mi spiego: per quanto i personaggi siano ben descritti, così come il loro amore per la musica della quale si parla in maniera accurata (e con una chiara e attenta documentazione da parte dell’autore), ho sentito il tutto molto distante e ho faticato davvero a tanto a entrare in empatia con i protagonisti della storia e con la loro passione.

Insomma l’ho trovata un’opera magistrale dal punto di vista stilistico e strutturale, ma non così tanto dal punto di vista del coinvolgimento emotivo. Consigliato? Meh, di certo da non mettere in cima alla lista e, soprattutto, non aspettatevi quello che avete visto nel film perché la trama è davvero molto, molto diversa.

Ritorno a Jinbocho.

Dopo aver amato così tanto “I miei giorni alla libreria Morisaki” di Satoshi Yagisawa, non ho potuto non leggere anche il suo seguito “Una sera tra amici a Jinbocho” e devo confessare che l’ho amato molto più del primo.

Trama:A Tōkyō c’è un quartiere che raccoglie il più alto numero di librerie al mondo. Si chiama Jinbōchō. Gli amanti dei libri possono trovarci di tutto, dai romanzi dell’epoca Meiji ai copioni teatrali e vecchie mappe, e i cacciatori di edizioni rare fanno base qui. La libreria Morisaki, un piccolo negozio familiare specializzato in letteratura giapponese moderna, riesce a ospitare a malapena cinque persone insieme. I libri si affollano in ogni angolo e, all’arrivo di un cliente, dal bancone fa subito capolino il proprietario, Satoru. Ad aiutarlo ci sono la moglie Momoko e la nipote Takako, che in cambio di qualche ora di lavoro si trasferisce al piano di sopra della libreria per ritrovare se stessa. Takako scopre così una vita nuova, fatta di letture appassionanti, lettori mai sazi e nuovi amici. Soprattutto, si accorge di non essere più sola in mezzo a tutto il grigio di Tōkyō. Perché una libreria – ha scoperto – è popolata di molte più storie rispetto a quelle contenute nei libri. E quelle storie creano legami fortissimi. Come segno di gratitudine, Takako regala un viaggio agli zii, impegnandosi a sostituirli mentre sono via. Tutto sembra andare a gonfie vele, ma allora perché Satoru si comporta in modo così strano? E cosa vuole quella donna con l’ombrello rosso in fondo alla strada?

Sebbene anche questo di dimensioni ridotte (non supera le 170 pagine), mai come in questo romanzo ho percepito l’amore per i libri e la lettura, un amore che viene trasmesso a ogni pagina assieme a una leggerezza e a una spensieratezza che si riscontra in davvero poche opere. O almeno è così fino alla parte finale dove nel mondo fatto di storie su carta della libreria Morisaki si abbatte l’amarezza di una realtà alla quale è impossibile sfuggire e un dolore dal quale sembra impossibile potersi risollevare. Forse è perché mi è capitato di recente di affrontare una situazione molto simile, ma quell’ultima parte per me è stata difficile da leggere. Nonostante questo, però, arrivata alla fine è stata la speranza a prevalere, la speranza e la consapevolezza che si può riemergere dal dolore e che, nonostante le lacrime, è possibile trovare ancora motivi per sorridere. Magari tra le pagine di un libro.

Consigliatissimo soprattutto se conoscete e amate la cultura e le ambientazioni Giapponesi.

La guerra che incombe


Ed eccomi qui a parlare del quarto capitolo della saga di Blackwater, una serie di libri che mi hanno sa dir poco sorpresa, trascinandomi, libro dopo libro, in una storia sempre più intrigante e affascinante.

Trama: 1938. È l’alba di una nuova èra per il clan Caskey e nulla sarà mai più come prima. La determinazione di Elinor finalmente dà i suoi frutti. I nemici di ieri diverranno gli amici di domani e i mutamenti giungeranno da luoghi inaspettati. Anche per il mondo si apre una nuova èra, portatrice però di pericolo e distruzione: il conflitto in Europa farà affluire sangue nuovo a Perdido. Nella proprietà dei Caskey, gli uomini vanno e vengono. Come marionette che non sanno di essere appese a un filo.

Ho letto questo romanzo in pochi giorni e devo dire che ci avrei messo molto meno se non fosse stato per il poco tempo a disposizione. Questo libro, infatti, dà il via a una nuova fase della storia dei Caskey, con Elinor come guida e le nuove generazioni che si fanno pian piano strada all’interno della famiglia, plasmando ognuno il proprio posto all’intero di essa. L’ombra della seconda guerra mondiale crea un clima di paura e ansia, ma inaspettatamente si rivela una vera e propria fortuna per i Caskey, la cui falegnameria si ritrova a lavorare come mai prima. Allo stesso tempo, però, Perdido si riempie di nuovi personaggi, alcuni che diventeranno una parte fondamentale della famiglia, altri che finiranno col ferirla in maniera profonda. Ma da una violenza immane, emerge una consapevolezza nuova e il segreto di Elinor viene in parte svelato attraverso la figlia Frances che condivide la stessa natura misteriosa della madre. Anche questo libro, come gli altri della saga, va in crescendo arrivando a un punto di svolta che sconvolge e stravolge, ma che apre strade inaspettate in questo nuovo capitolo della storia della famiglia Caskey.