Claudio Vergnani tra la favola e l’abisso.

Ci sono personaggi che ti restano nel cuore, protagonisti che, col passare del tempo, diventano figure familiari che è sempre un piacere ritrovare. Per me, Claudio e Vergy (protagonisti di molte delle opere di Claudio Vergnani) sono proprio questo, mi sono in qualche modo entrati nel cuore ed è stato un piacere per me poterli ritrovare nel nuovo romanzo di Vergnani: “La Favola e l’abisso”.

Trama:Stanchi e ormai avanti con gli anni, Claudio e Vergy, desiderosi di lasciarsi alle spalle i pericoli e le ferite di una vita da ex mercenari, lavorano come operai al cimitero monumentale della città. Concentrato su quell’occupazione modesta ma tranquilla, Claudio prova a dimenticare l’amore perduto di una ragazza molto più giovane di lui con la quale ha avuto una breve ma intensa relazione qualche tempo addietro. Il grande cimitero monumentale è ormai cadente e dimenticato: il terreno frana, dai porticati e dalle gallerie cadono calcinacci, le tombe di famiglia si ricoprono pian piano di vegetazione, il settore 17 – ribattezzato la fossa “dei silenziosi” – rischia di trasformarsi in un immondo acquitrino e tutta la zona contigua è un’area senza pace, colonizzata da sbandati, tossicodipendenti, spacciatori e piccoli delinquenti dove i visitatori vengono spesso aggrediti. Ben presto i fatti di sangue si moltiplicano. Perché le telecamere di sorveglianza del cimitero sono costantemente fuori uso? Che significato hanno le voci notturne che si odono nei pressi della mota, il terrapieno che sovrasta la fossa comune medievale, del Centro di Accoglienza immigrati e della chiesa di san Michele? Che collegamento c’è – ammesso che ne esista uno – tra le tante morti e quel sottobosco infido e indistinto all’interno del quale i due amici sono costretti a lavorare? Chi è il misterioso personaggio evocato da uno sbandato – ma che nessuno sembra aver mai visto – che si fa chiamare l’Abate Nero? Per cercare di dare una risposta a queste domande, i due amici decideranno loro malgrado di tornare in azione. A poco a poco, uniti in un cerchio senza fine come le spire del serpente Uroboro scolpito in una delle cripte del cimitero, emergeranno da quella realtà allucinata, intrecciati tra passato e presente, tutti gli elementi che porteranno Claudio a scoprire come la Favola sia perduta per sempre alle sue spalle e sotto i suoi piedi si stia spalancando il più crudele degli Abissi.

Claudi Vergnani si dimostra come sempre uno scrittore magistrale capace di infondere in ogni sua storia un significato profondo, capace di far riflettere chiunque sia in grado di guardare al di là della superficie. Attraverso i sue due personaggi più veri, Vergnani scrive romanzo pregno di malinconia e disillussione, nel quale, attraverso un thriller ben costruito, mostra come la vita, a volte, ti fa volare in alto, facendoti sentire come in una favola, per poi buttarti giù, in abisso oscuro nel quale è terribilmente facile perdere se stessi. Una storia che parla di amore, un amore puro e sincero, capace di renderti migliore con la sua sola esistenza; ma anche del Male, non un male sovrannaturale, ma quello brutale e avido che si nasconde nell’animo umano, un Male reale, capace di distruggere e far marcire tutto quello con cui entra in contatto.

Un romanzo capace di commuovere ed emozionare che il lettore conosca già i personaggi di Vergnani o meno, che magari può spaventare per il gran numero di pagine, ma che consiglio vivamente non solo per la sua storia, ma anche per le emozioni e le riflessioni che, attraverso essa, l’autore riesce a trasmettere.

Il Fuoconero di Giovanni Todini

La cosa bella di scrivere questo blog è, a mio avviso, la possibilità scambiare pareri e opinioni con altri utenti, ma anche e soprattutto di scoprire nuove storie grazie a chi, come me, ama la lettura, ma magari ha gusti molto diversi dai miei o semplicemente conosce libri e storie in cui non mi sono mai imbattuta. È il caso di “Fuoconero”, romanzo di Giovanni Todini che ho avuto modo di scoprire grazie a al blog di The Butcher (che ringrazio davvero di cuore).

Trama:

Un’indagine che non doveva iniziare.
Una sostanza che non dovrebbe esistere.
Una verità capace di cambiare tutto.

Quando una serie di eventi apparentemente scollegati travolge la città, Paolo si ritrova trascinato in qualcosa di più grande di lui.
Qualcosa di antico.
Qualcosa che osserva.

Il fuoconero non è solo energia.
È una soglia.

E oltre quella soglia…
c’è un mondo che non dovrebbe esistere.
Ma che esiste da sempre

Il romanzo di Todini parte come un thriller “tradizionale”, con un ritmo piuttosto veloce che trascina pian piano in una storia che mi ha davvero stupita. Il libro, infatti, si discosta da quello che è il genere iniziale, acquisendo elementi quasi fantascientifici e uno stile fortemente evocativo, senza perdere la capacità di divertire e incuriosire il lettore. Da Romana, inoltre, ho amato follemente l’ambientazione, una Roma che sembra viva, cupa, pulsante; una parte importante della vicenda e non un semplice sfondo in cui si muovono i protagonisti.

Sia chiaro: questo non è un libro del tutto privo di difetti. Nella parte iniziale, soprattutto, l’autore sembra fare un po’ di fatica a trovare il suo ritmo e alcune scene e dialoghi risultano quindi un po’ troppo frettolosi. Man mano che si va avanti, però, si può percepire come Todini sia entrato sempre più in sintonia con la sua storia, trovando un equilibrio nella narrazione che viene fortemente arricchita dal suo stile poetico senza, però, risultare lenta o pesante. Un romanzo fuori dagli schemi in cui sono davvero felice di essermi imbattuta e che mi sento vivamente di consigliare.

Quando l’altra mamma ti delude.

Vi è mai capitato di imbattervi in un romanzo che aveva le giuste premesse a livello di trama, che partiva anche bene, creandoti quel giusto mix di tensione e aspettative che ti fanno venire voglia di proseguire la lettura, ma che a un certo punto si perdono totalmente, dandoti quasi l’impressione di un’occasione sprecata? Scommetto di sì e purtroppo, recentemente, è capitato anche a me con “L’altra mamma” di Josh Malerman

Trama: Per Bela, otto anni, la mamma, il papà e la nonna Ruth sono tutto il suo mondo. Ma la sera, prima di andare a letto, c’è qualcun altro che le tiene compagnia. Lei la chiama l’altra mamma, esce dal suo armadio dopo la buonanotte, è una specie di amica che le parla e a volte fluttua sopra di lei. Ultimamente, però, non smette di farle la stessa domanda: «Posso entrare nel tuo cuore?». E continua a chiederglielo diventando sempre più insistente, tanto che Bela capisce che se non dirà di sì, sarà la sua famiglia a farne le spese.L’ altra mamma sta diventando irrequieta, più forte, più audace. In casa cominciano a succedere strani incidenti, e poi anche fuori, ai giardinetti. Bela si sente sempre più in pericolo e crede di poter contare sull’aiuto dei suoi genitori, ma quando scopre che anche loro hanno dei segreti, tutte le sue certezze vacillano. «Posso entrare nel tuo cuore?»
L’ altra mamma esige una risposta.

Questo romanzo ha un punto di vista molto particolare, ovvero quello della piccola Bela di otto anni. La voce narrante è quella di una bambina e l’intera vicenda, quindi, è vista interamente dal suo punto di vista, cosa che, se da una parte può essere interessante, dall’altra può in qualche modo risultare fastidiosa, soprattutto nei punti in cui l’autore cerca di spiegare e approfondire le interazioni tra gli adulti. Il romanzo parte bene, creando un clima di tensione e angoscia che porta il lettore a voler andare avanti, a cercare di capire le intenzioni di questa “altra mamma” che sembra minacciare la protagonista e la sua famiglia.

Peccato che quella tensione va pian piano smorzandosi, limitandosi appunto agli sporadici momenti in cui l’altra mamma fa la sua apparizione, e lasciando il posto al nervosismo. La storia, infatti, perde quasi del tutto l’aspetto horror iniziale, trasformandosi in una fuga a tratti senza senso, usata come scusa per mostrare e accentuare il conflitto tra i genitori di Bela che diventa quasi una spettatrice passiva dell’intera vicenda. I dialoghi si fanno via via sempre più pesanti e lenti, perfino le rivelazioni che dovrebbero essere più “shockanti” finiscono con il lasciare perplesso il lettore che si ritrova a chiedersi dove tutto quel parlare voglia andare a parare. E forse lo sviluppo della storia avrebbe anche potuto essere “accettabile” se l’autore avesse offerto al lettore un finale soddisfacente, ma questo risulta troppo affrettato, a tratti incomprensibile e del tutto privo di quella tensione iniziale che mi aveva fatto ben sperare. Peccato per quella che è, a mio avviso, una bella occasione sprecata.