IT: un film straordinario e terrificante per il capolavoro di Stephen King

Finalmente dopo una luuunga attesa e un discreto ritardo, è arrivato anche da noi il film IT tratto ovviamente dall’omonimo romanzo di King. La fortuna ha voluto che ieri fossi di riposo dal lavoro quindi (neanche a dirlo) mi sono fiondata al cinema. Prima però mi son voluta riguardare il vecchio IT del 1990 e porcaccia, mi sono ricordata del perché da ragazzina mi sono addormentata nel guardarlo: terribile su tutti i livelli fatta eccezione dell’interpretazione di Tim Curry, unica cosa per la quale vale la pena di guardare quella mini serie.

Trama: Il palloncino rosso che galleggia a mezz’aria è il biglietto da visita di una misteriosa entità demoniaca che tormenta i ragazzini di Derry, attirandoli in una trappola mortale senza vie di scampo. Nell’immaginaria cittadina del Maine dove la gente scompare senza motivo, l’ennesima vittima è un bambino di sette anni di nome George, risucchiato in un tombino durante un temporale. Un gruppo di ragazzini perseguitati dai bulli per diverse ragioni, si riunisce sotto la denominazione di Club dei Perdenti per indagare sul mistero della morte di George e degli altri ragazzi scomparsi. Leader dei Perdenti è il giovane Bill Denbrough (Jaeden Lieberher), fratello maggiore dell’ultima vittima, attanagliato dai sensi di colpa per non aver impedito il brutale assassinio. Al suo fianco, bersagli naturali dei prepotenti per indole, aspetto o condizioni economiche, ci sono il grassoccio Ben (Jeremy Ray Taylor), l’impulsivo Richie (Finn Wolfhard), il pragamatico Stan (Wyatt Oleff), l’appassionato di storia Mike (Chosen Jacobs), l’ipocondriaco Eddie (Jack Dylan Grazer) e l’unica ragazza della banda Beverly (Sophia Lillis). Quando la ricerca li conduce a un clown sadico e maligno chiamato Pennywise (Bill Skarsgård), ciascuno dei coraggiosi componenti del neonato Club si rende conto di averlo già incontrato prima. 

Tornando al film comunque, devo dire che si tratta di una storia piuttosto diversa da quella del romanzo a partire anche dal periodo in cui si svolgono gli eventi (si passa dalla fine degli anni ‘50 alla fine degli ‘80) eppure non mi ha delusa. Sono convinta infatti che se un adattamento cinematografico riflette le tematiche e le essenze di un romanzo, allora fottesega se non rispecchia la trama parola per parola. Sono rimasta contenta anche del fatto che la storia sia stata divisa in due parti ( il prossimo film uscirà a Settembre del 2019) e che sia stata rappresentata in maniera lineare: se infatti nel romanzo le vicende della banda dei perdenti da piccoli vengono alternate con quelle di loro da adulti, nei due film le due storie vengono nettamente separate. Cosa che personalmente ritengo positiva perché se l’alternanza dei due archi temporali funziona su carta, non è detto che sia lo stesso anche sul grande schermo (e la mini serie ne è una prova).

Le tematiche principali del romanzo inoltre sono fortemente presenti nel film. I diversi traumi e violenze personali che ogni membro del club dei perdenti (i protagonisti del romanzo) subisce, si riflettono nelle loro scelte e nelle loro azioni influenzando anche il loro rapporto di amicizia, complicato sì, ma vero come solo l’amicizia tra ragazzini può essere. Sarà proprio quell’amicizia la chiave per dare al club dei perdenti il coraggio e la forza per affrontare e sconfiggere Pennywise. 

Allo stesso modo, nel film è visibile anche l’indifferenza e l’ipocrisia della cittadina di fronte alle numerose scomparse di bambini. Rappresentativa è una scena in cui Bill vede una donna affiggere il manifesto con la foto bambino scomparso sopra quello di Betty Ripsom altra bambina sparita diverso tempo prima. In quel momento Bill si rende conto che ormai la piccola Betty è stata dimenticata, “sostituita” nei pensieri di tutti da una nuova vittima e che nessuno farà mai qualcosa per ritrovare lei o il suo fratellino. Perfino i genitori di Bill preferiscono rassegnarsi alla morte del piccolo Georgie pur ignorandone le cause.

Ma venivamo a lui: Pennywise, il “clown ballerino”.

Bill Skarsgard a mio avviso rende onore a Pennywise sia a livello di espressività che di gestualità, con un’interpretazione a metà tra il grottesco e il terrificante che rappresenta bene l’essenza del personaggio. Certo a differenza di quello di Tim Curry (reso spettacolare unicamente dalla sua interpretazione), l’attuale Clown assassino è stato “aiutato” dai moderni effetti visivi capaci di rendere ancora più spaventoso l’essere chiamato IT e la sua capacità di trasformarsi e dare forma agli incubi peggiori dei protagonisti.

Altro elemento degno di nota è la colonna sonora che, alternata a momenti di silenzio assoluto, crea l’atmosfera perfetta per una storia ben costruita sotto ogni aspetto.

Un film consigliatissimo quindi, forse il migliore tratto da un romanzo di King, che crea un equilibrio quasi perfetto tra paura e psicologia, tensione e trama. Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

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Il film di Assassin’s Creed: quello che cercavo e quello che ho trovato.

assassins_creed_film_posterPiccola premessa a quella che non vuole essere una recensione, ma solo un mio piccolo parere su un film che ho aspettato a lungo e sul quale ho letto molte critiche:

Assassin’s Creed è un film perfetto? Assolutamente no.

Ha dei difetti? Molti.

Ha soddisfatto le mie aspettative? Strano, ma sì.

Quando ho saputo dell’uscita di questo film e ho visto le prime immagini devo dire che la mia euforia era a mille e non vedevo l’ora che uscisse. Piano piano però ho cercato di ridimensionare questa mia euforia, consapevole delle tante delusioni prese con film tratti da videogiochi.

Purtroppo anche questo adattamento ai suoi difetti a partire dai dialoghi (che a volte mi hanno fatto quasi cascare le braccia per le loro banalità) e per come tutta la vicenda si sviluppa forse in maniera un po’ troppo veloce e approssimativa. Inoltre pur non essendomi dispiaciuta un’avventura di Assassins’ Creed ambientata principalmente nel presente, avrei preferito più scene nel passato (è allora infatti che si sviluppa maggiormente l’azione) e uno sviluppo maggiore del personaggio di Aguilar e degli altri assassini.

E allora perché ha soddisfatto le mie aspettative?

Perché c’era solo una cosa che volevo da questo film: che mi facesse provare la stessa “esaltazione” avuta dopo la prima volta che ho giocato al primo Assassin’s Creed (neanche quello un gioco proprio perfetto se ricordate). Devo dire che, inaspettatamente visti i numerosi difetti, il film c’è riuscito forse per l’ambientazione, forse per alcuni elementi estetici che riflettono bene il videogioco o per l’interpretazione di Fassbender che comunque riesce a spiccare e a far spiccare il suo personaggio.

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Insomma un film non perfetto con molti difetti e che non convince fino in fondo ma che comunque mi ha fatto rivivere, seppur in modo diverso, ciò che ho provato la prima volta davanti al videogioco. Il fatto che piaccia o meno dipende da come uno si approccia al film e da quello che ci si aspetta da esso (spero che nessuno lo guardi pensando che possa vincere un Oscar).

Quello che mi auguro è che nei prossimi film, se ci saranno, venga aggiustato un po’ il tiro perché per me le basi per fare un ottimo lavoro ci sono.

Questa comunque è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉