Steven King e i Tommyknocker

Ed eccomi qui, alla fine di un nuovo libro di Stephen King e questa volta si tratta di “Tommyknocker – le creature del buio”.

Trama: Haven, New England. Camminando nel bosco dietro casa, Roberta Anderson inciampa in un oggetto di metallo che spunta dal terreno. Un oggetto strano, inamovibile. Incuriosita, la ragazza inizia a scavare per disseppellirlo, dapprima con cautela, poi con un accanimento crescente. È così che scopre un’astronave sepolta da milioni di anni, che vibra ancora debolmente. Non sa che si tratta di una minaccia agghiacciante che trascinerà gli abitanti di Haven in un incubo, asservendoli al volere dei misteriosi Tommyknocker…

Un romanzo che parte molto bene, con una storia interessante e sicuramente molto ben costruita. Peccato però che nella parte centrale il ritmo rallenti parecchio, diventando forse un po’ troppo lento e in alcuni punti anche un po’ pesante. Alcuni personaggi vengono introdotti velocemente per poi magari sparire di punto in bianco senza alcuna funzione effettivamente utile alla trama principale. Insomma se il romanzo fosse stato tagliato di almeno un centinaio di pagine probabilmente la storia non ne avrebbe risentito affatto. Per fortuna però il libro si riprende sul finale che con un ritmo serrato, cattura nuovamente l’attenzione del lettore, trascinandolo fino a un finale coinvolgente e ben costruito. Consigliato sì, ma con riserva.

La metà oscura di Stephen King

Quando Stephen King parla di scrittura sa bene quello che dice e quando la usa come elemento cardine in una storia, non può che venirne fuori qualcosa di straordinario. 

“La metà oscura” infatti è un romanzo accattivante che (dopo un inizio forse un po’ lento) trascina il lettore in un clima di tensione e ansia che va in crescendo e nel quale ritroviamo anche alcuni riferimenti e citazioni ad altre opere di King oltre ovviamente alla “sua” Castle Rock, dove è ambientata parte della vicenda.

Oltre a una trama ben costruita però ad avermi affascinata di più è proprio il ruolo della scrittura nella storia, un ruolo chiave che la rende la vera protagonista attraverso anche alcune riflessioni inserite da King su di essa.

Un libro densò di simbolismo e significato che a mio avviso, vale la pena leggere.

Gwendy la scatola magica e le tre parole magiche di King

La trilogia di Gwendy finisce a dormire poco col botto, grazie a un romanzo che perde in parte i toni favolistici dei primi due volumi e pone la protagonista ormai sessantaquattrenne davanti a una missione che non solo stravolgerà per sempre la sua vita , ma che si rivelerà più difficile del previsto quando la malattia e l’età inizieranno a lasciare il segno su di lei. Interessanti i numerosi riferimenti e collegamenti tra la scatola e il mondo reale, in particolare con il COVID (ora so chi devo ringraziare per aver dovuto rimandare il matrimonio due volte XD)

Un romanzo sicuramente coinvolgente e accattivante che a mio avviso però, potrà essere apprezzato fino in fondo soprattutto dai lettori appassionati di King che conoscono (almeno) le sue opere principali. 
Perché, non so voi, ma leggendo King che mi inserisce in un unico libro le parole Derry, clown e Torre, io mi fomento e anche parecchio 😁