La discesa nell’Ade di Luca Tarenzi.

Con “Orfeo – musica e tenebre”, Luca Tarenzi continua la sua trilogia dedicata a una delle storie più tragiche e affascinanti della mitologia greca: quella di Orfeo e della sua Euridice.

Trama: Orfeo compie la sua discesa nelle tenebre alla ricerca di Euridice, superando tutti gli ostacoli e arrivando fino al Signore dei Morti, che gli concede di riportarla sulla Terra a patto che Orfeo stesso non si volti mai a guardarla finché non saranno tornati nel mondo dei vivi. Ma durante la risalita (che si rivela una battaglia continua) il giovane arriva a comprendere la vita innaturale a cui costringerà la sua amata nel farla tornare tra i vivi. Decide dunque di lasciarla andare, pur senza abbandonare l’ossessione di ricongiungersi a lei in qualche modo. Nel suo viaggio negli Inferi, inoltre, scopre che gli dei non sono altro che anime umane mai passate oltre, e divenute talmente potenti da proclamarsi padroni del destino degli uomini. Contro questa tirannia, che ora gli sembra inaccettabile, comincia a progettare la ribellione definitiva.

 

In questo romanzo, Tarenzi ci mostra quella che è sicuramente la parte più conosciuta della storia di Orfeo, e lo fa attraverso un’attento studio del mito originale e una narrazione intensa, carica di una straordinaria forza evocativa. 

Man mano che si procede con la lettura, personaggi e creature mitologiche prendono forma e anima e la discesa nell’Ade di Orfeo si trasforma in un viaggio anche per il lettore che si trova immerso nel cuore di un mito fatto di sofferenza e morte, rimorso e angoscia, ma anche, alla fine, di determinazione e desiderio di libertà. Una storia che parla di ribellione e di accettazione della sofferenza, che apre le porte a quello che si preannuncia essere un terzo volume degno dei più grandi miti greci. 

Anche con il suo secondo volume, questa trilogia di Luca Tarenzi non delude e io non posso che consigliarla anche a chi non è familiare con le tematiche trattate. Fidatevi, vi aprirà le porte di un mondo che non avete mai nemmeno osato immaginare.  

 

Barbara Bolzan e la sua Età più Bella.

Ho già avuto modo di leggere e apprezzare la scrittura di Barbara Bolzan, per questo sono stata più che felice di leggere “l’Età più Bella”edito da Delrai Edizioni e devo dire che la Bolzan non mi ha deluso nemmeno stavolta.

Trama: Caterina è una ragazza come tante: scuola, amici, un fidanzato geloso e mille domande che si affacciano all’orizzonte. Un giorno, però, il suo corpo decide di non rispondere più. Un collasso improvviso, il buio, poi un ospedale dove ogni porta si apre su nuove domande, dove ogni silenzio pesa più di una diagnosi. Inizia così un viaggio inaspettato – e durissimo – dentro se stessa, in una realtà che nessuno l’ha mai preparata ad affrontare. Tra medici scettici, genitori disorientati, compagni impreparati e la ricerca disperata della verità, Caterina si trova costretta a riscrivere le regole della propria vita. Perché l’età più bella, a volte, è anche quella che fa più male. Eppure, dal dolore può nascere la forza di guardare il mondo con occhi nuovi. 

Ambientato negli anni 90, “l’età più bella” è un romanzo intenso, che mostra e trasmette la paura di chi soffre senza sapere, di chi vive nell’incertezza di una malattia devastante senza conoscerne la natura, il tutto in un’età delicata e fragile come l’adolescenza.
Caterina, la protagonista, vede la sua vita stravolta da sintomi che nessuno sembra saper spiegare se non come “di natura mentale” , in un periodo in cui le malattie mentali sono una sorta di spauracchio. All’improvviso, si ritrova in balia di medici freddi e saccenti che vedono in lei solo una ragazza dalla mente fragile e ansiosa e ad affrontare un mondo che la respinge, guardandola con diffidenza e trascinandola lentamente in un baratro senza fondo.
Barbara Bolzan introduce con estrema delicatezza, ma anche con forza, al tema dell’epilessia e mostra una storia fatta di paura e dolore, ma anche di speranza. Nel momento in cui Caterina riceve una diagnosi definitiva, infatti, la consapevolezza le aprirà le porte di un futuro al quale non osava più sperare. Perché spesso, non è la malattia in sé a distruggere, ma l’incertezza e la paura generate dal non sapere cosa ci si trova ad affrontare. Consigliato davvero con il cuore perché vero come pochi altri romanzi letti.

Gli Hunger Games e il tramonto di Haymitch.

Devo ammettere che quando ho saputo dell’uscita di un nuovo romanzo della Saga di Hunger Games, ho avuto un po’ paura che si trattasse dell’ennesima “trovata” per vendere e ridare slancio alla saga. Quando, però, ho scoperto che il romanzo raccontava la storia di Haymitch ho voluto dargli un’occasione e non me ne sono affatto pentita.

Trama: All’alba dei cinquantesimi Hunger Games, i distretti di Panem sono in preda al panico. Quest’anno, infatti, per l’Edizione della Memoria, verrà sottratto alle famiglie un numero doppio di tributi rispetto al solito. Intanto, nel Distretto 12, Haymitch Abernathy cerca di non pensarci troppo, l’unica cosa che gli interessa è arrivare vivo a fine giornata e stare con la ragazza che ama. Quando viene chiamato il suo nome, però, il ragazzo vede infrangersi tutti i suoi sogni. Strappato alla sua famiglia e ai suoi affetti, viene portato a Capitol City con gli altri tre tributi del Distretto 12: una ragazza che per lui è quasi una sorella, un esperto in scommesse e la ragazza più presuntuosa della città. Non appena gli Hunger Games hanno inizio, Haymitch comprende che tutto è stato predisposto per farlo fallire. Eppure qualcosa in lui preme per combattere… e far sì che la lotta si estenda ben oltre l’arena.

 

Questo libro, a mio avviso, parte un po’ in sordina, dando l’impressione di qualcosa di già letto, a causa forse di un ritmo iniziale un po’ troppo lento. Man mano che si procede con la lettura, però, la storia di Haymitch e dei legami che instaura durante la preparazione agli Hunger Games, arriva a coinvolgere sempre di più, aumentando di intensità fino a un finale, a mio avviso, tanto bello quanto straziante.
Devo dire che ho apprezzato molto il modo in cui l’autrice è riuscita a coinvolgere il lettore, nonostante questi sappia già come sarebbe andata a finire la storia, creando un filo conduttore sia con la trilogia originale che con “La ballata dell’usignolo e del serpente”.
Un libro che, inaspettatamente, ha un suo perché e che, nonostante possa essere letto autonomamente, consiglio soprattutto a chiunque abbia amato i romanzi precedenti della saga degli Hunger Games.