Blackwater: la fine é nella pioggia

Ed eccoci qui alla fine della saga di Blackwater, opera Michael McDowell che mi ha accompagnato per diverso tempo e che ho apprezzato davvero tanto.
“Pioggia” è appunto l’ultimo volume di questa splendida serie, un libro a cui mi sono approcciata con un certo timore perché, insomma, avevo il timore di ritrovarmi con un finale deludente che mi avrebbe rovinato l’intera saga.

Trama: 1958. Gli anni passano, tra ricevimenti fastosi, unioni insolite e rivelazioni travolgenti, ma non portano quiete per i membri della famiglia Caskey. Dopo l’età dell’oro, ritornano giorni foschi. Qualcosa di terribile incombe su Perdido, i suoi abitanti e i suoi fiumi. Il tempo delle profezie è ormai giunto.

A dispetto delle mia paure e dei miei dubbi, questo romanzo si é rivelato all’altezza del resto della saga di Blackwater, rendendo nuovamente l’acqua assoluta protagonista e motore delle vicende. La storia coinvolge e trascina, facendosi a tratti cupa e velata di tristezza, con una tensione che cresce notevolmente rispetto agli ultimi volumi, riprendendo i toni dei primi libri.
La famiglia Caskey si ritroverà a dover fare i conti con i propri segreti e la stessa Perdido dovrà affrontare una minaccia dalla quale credeva ormai essere immune.
Forse, (soprattutto nella parte finale e in parte anche per “colpa” della copertina”) la storia potrebbe risultare un po’ scontata, nonostante questo, però, alla fine ci si rende conto che le cose non potevano che andare in questo modo e che la chiusura di questa storia, iniziata con l’arrivo di Elinor, non poteva essere che questa.
Un finale giusto, quindi, che, magari, potrebbe anche lasciare con l’amaro in bocca, ma che rende il giusto onore a una saga che vale davvero la pena leggere.

La Fortuna dei Caskey

Ecco ci qui a parla de “La Forunta” quinto e penultimo volume della saga di Blackwater scritta da Michael McDoweel, una saga familiare che, racconta tra cambi generazionali e relazioni sempre più complesse, le vicende della famiglia Caskey.

Trama: 1946. Come un organismo vivente, la famiglia Caskey si sviluppa e si trasforma. Alcuni affrontano la morte, altri accolgono la vita: tra riavvicinamenti inattesi, rancori sordi e separazioni inevitabili le relazioni si evolvono. Ormai a capo della segheria e punto di riferimento del clan, Miriam lavora instancabilmente per rendere i Caskey sempre più ricchi. Una scoperta sorprendente e miracolosa – eccetto che per una persona – distribuirà la ricchezza anche in città. Ma sarà sufficiente questa improvvisa fortuna, ora che la natura reclama il suo debito?

In questo volume, i membri della famiglia Caskey prendono consapevolezza della loro fortuna, una fortuna che li porterà a prosperare e a far prosperare anche la città di Perdido, grazie anche e soprattutto alle nuove generazioni che si fanno strada e si impongono sempre di più su quelle precedenti. In questo romanzo, però, a tornare protagonista indiscusso è il fiume, quel fiume che in un certo senso a dato inizio a tutto e al quale Elinor è profondamente legata. E il fiume è in un certo senso l’eredità che Elinor stessa trasmetterà a sua figlia Frances che, dopo aver avuto due gemelle, abbraccerà definitivamente la propria, misteriosa natura. E a proposito, devo ammettere che sono sempre più affascinata dal mistero di Elinor e della sua stirpe, mistero che rappresenta ormai un punto cardine della storia, tanto affascinante quanto misterioso e credo che la grande abilità di McDowell stia proprio nel farti capire senza però spiegarti davvero cosa Elinor e sua figlia siano in realtà. Un’opera meravigliosa di un autore davvero straordinario che merita davvero, a mio avviso, tutto il suo successo.

La Diga di Blackwater

La saga di Blackwater è senza ombra di dubbio una delle serie di romanzi più strane e spiazzanti che io abbia mai letto, ma allo stesso tempo una delle più affascinanti. Sono solo al secondo volume di questa storia, ma devo ammettere che, per il momento, è ancora così.

Trama: 1922. Mentre Perdido si sta riprendendo dalla devastante inondazione, la costruzione di una diga è l’unico baluardo possibile contro la furia dell’acqua. Ma il cantiere riversa sulla cittadina il suo carico di imprevisti: la rivolta degli operai, il capriccio delle correnti, il mistero di alcune sparizioni. La matriarca Mary-Love si scontra con Elinor, ora parte della famiglia Caskey. Macchinazioni, alleanze innaturali, sacrifici: a Perdido i mutamenti saranno profondi, le conseguenze irreversibili. La lotta è appena cominciata.

Continua la saga della famiglia Caskey e degli abitanti di Perdido, in lenta ripresa dopo la terribile devastazione dell’inondazione. Tutto ruota attorno alla costruzione della diga del titolo, alla quale l’unica a opporsi è la misteriosa Elinor che sembra avere un legame particolare con il fiume, quasi ossessivo.

Una saga ben scritta e molto scorrevole, a tratti grottesca, che parla di ipocrisie e tradimenti, ma anche di rivincite e e riscatti da parte di personaggi che rivelano una forza e una determinazione inaspettati e per i quali ci troviamo inaspettatamente a fare il tifo. Al di là dei drammi e degli intrighi familiari, però, c’è un lato oscuro in questa storia, un aspetto sovrannaturale già accennato nel primo libro, ma che emerge ancora di più in questo secondo capitolo soprattutto nella parte finale, in una scena agghiacciante che spiazza il lettore portandolo inevitabilmente a chiedersi quale sia il segreto che si nasconde dietro a Elinor e alle acque del fiume. 

Come il primo volume della saga, anche La Diga mi ha colpita, lasciandomi con uno strano senso di inquietudine e straniamento, ma anche con tanta curiosità di leggere i capitoli successivi. Per il momento continuo a consigliare questa saga pur consapevole che non può piacere a tutti.