Ed eccoci qui alla fine della saga di Blackwater, opera Michael McDowell che mi ha accompagnato per diverso tempo e che ho apprezzato davvero tanto.
“Pioggia” è appunto l’ultimo volume di questa splendida serie, un libro a cui mi sono approcciata con un certo timore perché, insomma, avevo il timore di ritrovarmi con un finale deludente che mi avrebbe rovinato l’intera saga.

Trama: 1958. Gli anni passano, tra ricevimenti fastosi, unioni insolite e rivelazioni travolgenti, ma non portano quiete per i membri della famiglia Caskey. Dopo l’età dell’oro, ritornano giorni foschi. Qualcosa di terribile incombe su Perdido, i suoi abitanti e i suoi fiumi. Il tempo delle profezie è ormai giunto.
A dispetto delle mia paure e dei miei dubbi, questo romanzo si é rivelato all’altezza del resto della saga di Blackwater, rendendo nuovamente l’acqua assoluta protagonista e motore delle vicende. La storia coinvolge e trascina, facendosi a tratti cupa e velata di tristezza, con una tensione che cresce notevolmente rispetto agli ultimi volumi, riprendendo i toni dei primi libri.
La famiglia Caskey si ritroverà a dover fare i conti con i propri segreti e la stessa Perdido dovrà affrontare una minaccia dalla quale credeva ormai essere immune.
Forse, (soprattutto nella parte finale e in parte anche per “colpa” della copertina”) la storia potrebbe risultare un po’ scontata, nonostante questo, però, alla fine ci si rende conto che le cose non potevano che andare in questo modo e che la chiusura di questa storia, iniziata con l’arrivo di Elinor, non poteva essere che questa.
Un finale giusto, quindi, che, magari, potrebbe anche lasciare con l’amaro in bocca, ma che rende il giusto onore a una saga che vale davvero la pena leggere.