La guerra che incombe


Ed eccomi qui a parlare del quarto capitolo della saga di Blackwater, una serie di libri che mi hanno sa dir poco sorpresa, trascinandomi, libro dopo libro, in una storia sempre più intrigante e affascinante.

Trama: 1938. È l’alba di una nuova èra per il clan Caskey e nulla sarà mai più come prima. La determinazione di Elinor finalmente dà i suoi frutti. I nemici di ieri diverranno gli amici di domani e i mutamenti giungeranno da luoghi inaspettati. Anche per il mondo si apre una nuova èra, portatrice però di pericolo e distruzione: il conflitto in Europa farà affluire sangue nuovo a Perdido. Nella proprietà dei Caskey, gli uomini vanno e vengono. Come marionette che non sanno di essere appese a un filo.

Ho letto questo romanzo in pochi giorni e devo dire che ci avrei messo molto meno se non fosse stato per il poco tempo a disposizione. Questo libro, infatti, dà il via a una nuova fase della storia dei Caskey, con Elinor come guida e le nuove generazioni che si fanno pian piano strada all’interno della famiglia, plasmando ognuno il proprio posto all’intero di essa. L’ombra della seconda guerra mondiale crea un clima di paura e ansia, ma inaspettatamente si rivela una vera e propria fortuna per i Caskey, la cui falegnameria si ritrova a lavorare come mai prima. Allo stesso tempo, però, Perdido si riempie di nuovi personaggi, alcuni che diventeranno una parte fondamentale della famiglia, altri che finiranno col ferirla in maniera profonda. Ma da una violenza immane, emerge una consapevolezza nuova e il segreto di Elinor viene in parte svelato attraverso la figlia Frances che condivide la stessa natura misteriosa della madre. Anche questo libro, come gli altri della saga, va in crescendo arrivando a un punto di svolta che sconvolge e stravolge, ma che apre strade inaspettate in questo nuovo capitolo della storia della famiglia Caskey. 

La casa di Blackwater

È passato un po’ di tempo da quando ho letto il secondo romanzo della saga di Blackwater e non perché non mi sia piaciuta la serie, anzi, volevo centellinarmela il più possibile per godermela nel tempo. Poi è successa una cosa: sono andata in libreria dopo un bel po’ di tempo e non ho resistito dal prendermi tutti i libri della saga che mi mancavano e quindi… beh, le mie buone intenzioni sono un po’ andate a farsi friggere XD

Trama: 1928, Perdido. Il clan Caskey è dilaniato dalla spietata lotta tra Mary-Love ed Elinor. Ma all’orizzonte si allungano altre ombre: sui legami, sui patrimoni, sulle anime. E le ripercussioni varcheranno i confini dell’immaginazione. Da quando Elinor ha preso possesso della casa più bella di Perdido, negli angoli bui della magione allignano ricordi spaventosi che, come ragni instancabili, tessono tele mortali.

La casa”, terzo libro della saga di Blackwater segna un punto di svolta nella storia della famiglia Caskey e nel conflitto tra Elinor e Mary-Love. Le dinamiche familiari vengono stravolte e la famiglia si trova ad affrontare sfide e cambiamenti in un clima di tensione e mistero che va in crescendo. Mai come in questo romanzo, inoltre, è evidente come i conflitti interni abbiano una profonda influenza sui bambini dei Caskey, che sono in un certo senso i veri protagonisti di questo terzo romanzo. Ad aleggiare su tutto, però, c’è il mistero legato alla figura di Elinor la cui natura non umana si fa sempre più evidente assieme alla sua fredda, calcolata spietatezza.

Una saga che si conferma ancora una volta degna di essere letta e apprezzata che continuo a consigliare e della quale inizierò subito il quarto volume.

La Diga di Blackwater

La saga di Blackwater è senza ombra di dubbio una delle serie di romanzi più strane e spiazzanti che io abbia mai letto, ma allo stesso tempo una delle più affascinanti. Sono solo al secondo volume di questa storia, ma devo ammettere che, per il momento, è ancora così.

Trama: 1922. Mentre Perdido si sta riprendendo dalla devastante inondazione, la costruzione di una diga è l’unico baluardo possibile contro la furia dell’acqua. Ma il cantiere riversa sulla cittadina il suo carico di imprevisti: la rivolta degli operai, il capriccio delle correnti, il mistero di alcune sparizioni. La matriarca Mary-Love si scontra con Elinor, ora parte della famiglia Caskey. Macchinazioni, alleanze innaturali, sacrifici: a Perdido i mutamenti saranno profondi, le conseguenze irreversibili. La lotta è appena cominciata.

Continua la saga della famiglia Caskey e degli abitanti di Perdido, in lenta ripresa dopo la terribile devastazione dell’inondazione. Tutto ruota attorno alla costruzione della diga del titolo, alla quale l’unica a opporsi è la misteriosa Elinor che sembra avere un legame particolare con il fiume, quasi ossessivo.

Una saga ben scritta e molto scorrevole, a tratti grottesca, che parla di ipocrisie e tradimenti, ma anche di rivincite e e riscatti da parte di personaggi che rivelano una forza e una determinazione inaspettati e per i quali ci troviamo inaspettatamente a fare il tifo. Al di là dei drammi e degli intrighi familiari, però, c’è un lato oscuro in questa storia, un aspetto sovrannaturale già accennato nel primo libro, ma che emerge ancora di più in questo secondo capitolo soprattutto nella parte finale, in una scena agghiacciante che spiazza il lettore portandolo inevitabilmente a chiedersi quale sia il segreto che si nasconde dietro a Elinor e alle acque del fiume. 

Come il primo volume della saga, anche La Diga mi ha colpita, lasciandomi con uno strano senso di inquietudine e straniamento, ma anche con tanta curiosità di leggere i capitoli successivi. Per il momento continuo a consigliare questa saga pur consapevole che non può piacere a tutti.