Uomini bassi in soprabito giallo

In questo periodo non riesco a leggere molto, ma sto comunque andando avanti con delle letture molto interessanti, tra le quali un’antologia di racconti di Stephen King: “Cuori in Atlantide” dalla quale è stato tratto l’omonimo film con Anthony Hopkins. Quello che magari non tutti sanno è che (sebbene riprenda il nome dell’antologia) il film è tratto da uno dei racconti al suo interno ovvero “Uomini bassi in soprabito giallo”

Trama: Un ragazzo di nome Bobby Garfield vive ad Harwich, nel Connecticut, con sua madre, Liz, vedova. Il ragazzo fa amicizia con un uomo di nome Ted Brautigan, che possiede abilità psichiche; egli confessa a Bobby di essere perseguitato da “uomini bassi” che indossano soprabiti gialli alla guida di auto dai colori sgargianti. Sebbene Bobby accetti di far sapere a Ted quando inizia a vedere locandine di “animali smarriti” che indicano che gli uomini bassi sono vicini, Bobby non dice nulla quando alla fine inizia a vederli per paura di perdere il suo amico.

Si tratta di un racconto piuttosto lungo che si ricollega direttamente al ciclo della Torre Nera (❤️) sebbene possa essere letto anche in maniera autonoma (questo ha portato a uno stravolgimento piuttosto notevole della trama del film rispetto al racconto originale). La storia è molto bella e riprende uno dei temi ricorrenti nelle opere di King ovvero il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Nonostante questo però ho trovato alcuni tratti piuttosto lenti soprattutto nella parte iniziale. In ogni caso, nonostante alcuni difetti, un racconto sicuramente promosso.

Prima della Fondazione, la Psicostoria

Asimov è uno di quegli autori di cui o ti innamori alla prima lettura o… basta mi limito a questo perché per me è stato così: ho amato Asimov fin dalla prima volta che l’ho letto così come mi sono innamorata delle sue opere forse più famose ovvero quelle legate alla Fondazione.

Trama: Nell’anno 12020 dell’Era galattica Hari Seldon, un oscuro matematico originario di Helicon, giunge sul pianeta Trantor per presentare le teorie sperimentali di una nuova scienza, la psicostoria, in grado di prevedere il futuro. L’ipotesi avanzata dallo scienziato accende subito l’interesse dell’imperatore e dei potenti personaggi che gravitano intorno a lui. Ma tra lusinghe, raggiri e intrighi di palazzo, Seldon si trova presto in pericolo… Inizierà così una lunga e avventurosa fuga per le gigantesche cupole di Trantor alla ricerca di quella misteriosa chiave che gli consentirà di capire l’intero passato del genere umano e di aprire le porte al suo futuro.

Quando leggi il ciclo della Fondazione , Hari Seldon viene visto come una figura mitica, un genio la cui Psicostoria avrebbe permesso alla Galassia di evitare secoli di caos dopo la caduta dell’Impero. In “Preludio alla Fondazione”, Asimov ci mostra come Seldon è passato dal considerare la Psicostoria come una teoria inattuabile al vederla come una possibilità concreta, di come sono state gettate le basi per la nascita della Fondazione. In questo romanzo ecco che Hari Seldon esce dal mito e viene mostrato come uomo e scienziato e con esso viene mostrato anche Trantor, pianeta capitale dell’Impero Galattico. In esso, Seldon viene costretto alla fuga, ritrovandosi a entrare in contatto con numerose realtà diverse, mondi più piccoli all’interno di un pianeta più grande dove l’umanità mostra attraverso innumerevoli sfaccettature, il lato migliore e peggiore di sé. Un romanzo nel quale l’autore ha disseminato ovunque piccole briciole, indizi che finiscono per convergere in un finale spiazzante, ma sicuramente degno. Consigliatissimo.

Prima regola del Fight Club…

Ok, già sono un po’ in ritardo con il posto causa tentativo di rianimazione post abbuffata di Pasqua se poi mi metto a infrangere anche le regole (o almeno le prima due) del Fight Club direi che questo post non inizia certo nel migliore dei modi. Beh, ormai il danno è fatto no? Tanto vale quindi parlare di una RIlettura che mi sono goduta in questi giorni. Indovinate un po’ di che si tratta? Ovviamente di “Fight Club” di Chuck Palahniuck

Trama: L’anonimo protagonista di Fight Club è un giovane disilluso dalla cultura vacua e consumistica imperante nel mondo occidentale, che si trascina in una vita fatta di bugie e di fallimenti. La sua unica valvola di sfogo sono gli incontri clandestini di boxe nei sotterranei dei bar. In questo modo crede di aver trovato una strada per riscattare il vuoto della propria esistenza; ma nel mondo del pugilato non c’è posto per alcuna regola, freno o limite. A nessuno importa se vivi o muori.

“Fight Club” è di sicuro un libro che sicuramente non per tutti. Si tratta di una storia cruda raccontata attraverso il flusso di pensieri del protagonista, un viaggio nella sua mente che all’inizio potrebbe spiazzare per lo stile apparentemente “sconnesso”, ma che trascina una volta che ti rendi conto che questo romanzo non è assolutamente classificabile né per genere né per stile. É qualcosa che va oltre, una delirante e cinica visione della realtà, una violenta critica alla società moderna e consumistica.
È la seconda volta che lo leggo, ma anche questa volta è stato un pugno allo stomaco. 
Consigliato, ma solo se siete pronti a tutto.

p.s. Vediamo chi di voi conosce le regole del Fight Club. Tanto le ho già infrante… 😉