Un intenso ritorno su Dune.

Rieccomi qui! Ultimamente sto affrontando letture un po’ più impegnative del solito cosa che, unite alle millemila cose da fare, ha un po’ rallentato le mie letture. La cosa più bella, però, è che, per quanto impegnativi possano essere, ci sono dei libri che vale davvero la pena leggere.

Trama: Sono passati nove anni da quando Paul Muad’Dib è scomparso nel deserto, affidando la reggenza dell’Impero e la cura dei figli alla sorella Alia. La trasformazione ecologica di Arrakis prosegue con regolarità, mentre il pianeta vive un periodo di grandi cambiamenti sociali ed economici e la religione sorta attorno alla carismatica figura di Paul Muad’Dib, trasformata da Alia in una soffocante burocrazia che minaccia di ridurre in schiavitù la galassia, richiama notevoli folle di pellegrini provenienti da migliaia di mondi. Alia, intanto, si appresta a distruggere l’opera del fratello, servendosi delle trame della vecchia aristocrazia e del Bene Gesserit, che opera attraverso Lady Jessica, per completare l’antico programma genetico prodotto da Paul. Spetterà a Ghanima e Leto, figli di Paul e detentori dell’immenso e terrificante potere della memoria genetica dell’umanità, mettere a posto le cose una volta per sempre.

Un romanzo che punta prevalentemente sull’interiorità dei personaggi piuttosto che sull’azione e che espande l’universo di Dune in maniera coerente e profonda. Un libro che tratta temi complessi come il misticismo e l’influenza della fede sulle masse e lo fa in maniera profonda e complessa. Ammetto di aver faticare un po’ a ingranare con la lettura, ma una volta superate le prime pagine la storia è scivolata via, coinvolgendomi e offrendomi notevoli spunti di riflessione. Un romanzo che potrebbe risultare difficile e a tratti pesante, ma che personalmente ho apprezzato molto.

Asimov e la genesi delle Fondazioni

Quando si parla di fantascienza, Asimov è sicuramente una garanzia e il Ciclo delle Fondazioni è di certo la sua serie di opere più famose. Di questa serie, “Fondazione Anno Zero” rappresenta la fine del principio, l’ultimo dei due prequel che svelano come tutto ha avuto inizio.

Il romanzo è appunto l’opera che segna la fine della nascita della Psicostoria e la genesi delle Fondazioni, una parabola ascendente che mostra l’inesorabile declino dell’Impero attraverso gli occhi di Hari Seldon in tre tappe fondamentali della sua vita nelle quali lo scienziato viene mostrato in maniera profondamente umana. Attraverso perdite e sofferenze, ma anche gioie e vittorie, il lettore si trova a immergersi completamente nella vita di quest’uomo, un uomo che ha fatto della propria scienza e della propria idea, il fulcro della sua intera esistenza arrivando a perdere e sacrificare molto, alcuni direbbero troppo, per essa. Un libro che vale davvero la pena di leggere (come tutto il ciclo delle Fondazioni) perché con il suo stile scorrevole e affascinante, Asimov ti entra dentro, spalancandoti le porte di un intero universo.

I Simulacri di Philip Dick

Quando si parla di “Simulacri” si intende una statua o una figura rappresentate una divinità o un’entità sacra. I Simulacri di Dick sono esseri artificiali (e non solo), figure usate da chi è al potere, l’inganno perfetto per manipolare il popolo e mantenere lo status quo. Ma cosa succede quando la verità viene svelata spezzando l’incantesimo ammaliatore dietro a questi simulacri?

Trama: Nel XXI secolo gli Stati Uniti d’Europa e d’America sono governati da una coppia incantevole: “der Alte”, il presidente, e la First Lady, vero motore del potere. Popolare e amatissima star televisiva, la donna nasconde segreti che ne potrebbero destabilizzare l’autorità, e si oppone a ogni tentativo di rovesciamento del suo benigno regime. Fra complotti, corporation industriali, conflitti sociali tra élite e massa, tra chi conosce la verità sulla reale natura di “der Alte” e chi crede ciecamente nella verità offerta al pubblico, si muovono gli altri personaggi del romanzo: il pianista psi Richard Kongrosian, capace di suonare senza toccare i tasti; Bertold Goltz, capo dell’organizzazione dei Figli di Giobbe; Loony Luke, venditore di astronavi che permettono alle famiglie disperate di emigrare su Marte; e poi i simulacri, sostituti robotici degli esseri umani, usati come strumenti fondamentali di un rischioso gioco politico.

Devo ammettere che questo romanzo è partito un po’ in sordina, con un intreccio di personaggi che all’inizio può confondere, come i pezzi di un puzzle ancora sparpagliati sul tavolo. Poi, ecco che quei pezzi cominciano a incastrarsi delineando un quadro complesso in cui niente è ciò che sembra e tutto si rivela parte di un intreccio ben studiato, un intrigo perfetto dove figure innocenti finiscono vittime e complici di un piano per abbattere i Simulacri del governo. Un romanzo forse un po’ prolisso e a tratti confuso, ma che alla fine colpisce e stupisce per i suoi temi così pericolosamente contemporanei.

Non la migliore opera di Dick, ma comunque una lettura interessante.