È passato un po’ di tempo da quando ho letto il secondo romanzo della saga di Blackwater e non perché non mi sia piaciuta la serie, anzi, volevo centellinarmela il più possibile per godermela nel tempo. Poi è successa una cosa: sono andata in libreria dopo un bel po’ di tempo e non ho resistito dal prendermi tutti i libri della saga che mi mancavano e quindi… beh, le mie buone intenzioni sono un po’ andate a farsi friggere XD
Trama: 1928, Perdido. Il clan Caskey è dilaniato dalla spietata lotta tra Mary-Love ed Elinor. Ma all’orizzonte si allungano altre ombre: sui legami, sui patrimoni, sulle anime. E le ripercussioni varcheranno i confini dell’immaginazione. Da quando Elinor ha preso possesso della casa più bella di Perdido, negli angoli bui della magione allignano ricordi spaventosi che, come ragni instancabili, tessono tele mortali.
“La casa”, terzo libro della saga di Blackwater segna un punto di svolta nella storia della famiglia Caskey e nel conflitto tra Elinor e Mary-Love. Le dinamiche familiari vengono stravolte e la famiglia si trova ad affrontare sfide e cambiamenti in un clima di tensione e mistero che va in crescendo. Mai come in questo romanzo, inoltre, è evidente come i conflitti interni abbiano una profonda influenza sui bambini dei Caskey, che sono in un certo senso i veri protagonisti di questo terzo romanzo. Ad aleggiare su tutto, però, c’è il mistero legato alla figura di Elinor la cui natura non umana si fa sempre più evidente assieme alla sua fredda, calcolata spietatezza.
Una saga che si conferma ancora una volta degna di essere letta e apprezzata che continuo a consigliare e della quale inizierò subito il quarto volume.
