Il Gioco di Gerald: quando il troppo, a volte, stroppia.

Ho appena finito di vedere “il Gioco di Gerald” film originale Netflix tratto dall’omonimo romanzo di King. Non avendo ancora letto il libro sappiate che non posso ( e comunque non voglio) fare paragoni tra la versione cartacea e quella cinematografica quindi non aspettatevi confronti di alcun genere.

Trama: Ammanettata al letto per un gioco erotico a cui si sottopone controvoglia, Jessie Mahout provoca involontariamente la morte del marito, Gerald Burlingame, affermato avvocato. Sola, al crepuscolo, e con nient’altra compagnia che se stessa e i suoi pensieri, Jessie si rende conto che, per quanto possa urlare, nessuno può aiutarla. La casa, infatti, si trova in una zona isolata, nei pressi di un lago, ed è autunno, per cui nemmeno un turista può trovarsi nei paraggi.

 

Protagonista indiscusso del film è la mente umana: Jessie infatti, trovandosi ammanettata e isolata e dopo aver visto un cane sbranare il cadavere del marito, inizia ad avere delle allucinazioni e a vedere e parlare con Gerald, il marito morto e con una versione più forte di se stessa. Se la visione di se stessa rappresenta la sua parte razionale, quella che cerca in tutti i modi di sopravvivere, quella di Gerald incarna le sue paure più inconsce e profonde, la paura della morte e del passato che Jessie si trova costretta suo malgrado a rivivere. Un viaggio nell’inconscio quindi, per affrontare un passato traumatizzato e, attraverso di esso, sfuggire a una situazione dalla quale le sembra impossibile sopravvivere.

Devo dire che il film mi ha trascinata facendomi venire una buona dose di ansia (rivoltandomi anche un po’ lo stomaco) per tutta la prigionia della povera Jessie. Peccato per la parte finale che ho trovato troppo sbrigativa, una semplice narrazione che mi è sembrata fatta per spiegare elementi oscuri della storia (in particolare quelli legati all’”uomo del chiaro di luna”) in un breve lasso di tempo e che mi ha rovinato gran parte dell’atmosfera del film. Il classico spiegone finale che non era poi così necessario, secondo me.

E poi la battuta finale di Jessie… Ma perché? Ce n’era davvero bisogno?

Boh, guardate il film perché almeno fino a un certo punto ne vale la pena, e fatemi sapere. Questa in fondo è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

(The) King and I: due parole su “L’ombra dello scorpione”

Stphen King. Che dire? Chi è che non conosce Stephen King, il re indiscusso del brivido che con i suoi romanzi ha regalato a molti di noi notti insonne e fobie di ogni genere? (credo che nessuno che abbia letto IT guarderà mai più un palloncino rosso con gi stessi occhi) Sebbene siano anni che leggo i romanzi di King, solo ultimamente mi sono messa seriamente a collezionare tutti i suoi libri (ormai ne mancano “solo” 24 all’appello). Ovvio però che i libri mi piace soprattutto leggerli oltre che comprarli 😉

L’ultimo dei suoi lavori che ho avuto modo di leggere è “L’ombra dello scorpione” nella sua versione integrale pubblicata per la prima volta nel 1990.

Trama:

L’errore di un computer, l’incoscienza di pochi uomini e si scatena la fine del mondo. Il morbo sfuggito a un segretissimo laboratorio semina morte e terrore. Il novantanove per cento della popolazione della terra non sopravvive all’apocalittica epidemia e per i pochi scampati c’è una guerra ancora tutta da combattere, una lotta eterna e fatale tra chi ha deciso di seguire il Bene e appoggiarsi alle fragili spalle di Mother Abagail, la veggente ultracentenaria, e chi invece ha scelto di calcare le orme di Randall, il Senza Volto, il Male, il Signore delle Tenebre.

Uno dei motivi per cui ero molto curiosa di leggere questo romanzo è la presenza del “cattivo per eccellenza” creato da King: Randall Flag, l’uomo (in) nero.

Meglio conosciuto come Walter O’Dim, Randall è un personaggio che compare in diverse opere di King (in particolare proprio nella saga della Torre Nera) e rappresenta l’incarnazione stessa del male assoluto, una sorta di calamita che attira a sé con false promesse e con la sua aria suadente, ma che comunque (come il male stesso) per quanto affascinante trasmette terrore puro a chiunque osi anche solo pronunciare il suo nome. Un personaggio intrigante, affascinante come lo avevo trovato nella Torre Nera sebbene non sia l’unico ponte di collegamento con il magnum opus di King. Ne “l’ombra dello scorpione” infatti vengono introdotti diversi elementi che verranno poi inseriti da King nella sua celebre saga ( come ad esempio un brevissimo riferimento al Ka).

Quello che però mi ha angosciato ( e quindi piaciuto) di più di questo romanzo è come viene mostrato il lento declino della società umana a partire dal diffondersi del virus chiamato Captain Trip (giuro che diventavo paranoica ogni volta che mi scappava da starnutire quando avevo il libro in mano) fino al totale sfacelo e sgretolamento della società. La storia si sviluppa infatti in maniera coerente e graduale, attraverso personaggi profondamente umani che maturano e cambiano con lo svolgersi degli eventi. L’unico difetto forse sta in alcuni punti forse un po’ troppo lenti che, a causa soprattutto del numero eccessivo di pagine (oltre le 900), hanno rischiato quasi di farmi passare la voglia di leggere.

Nonostante la mole però, è un romanzo che vale la pena leggere se si è appassionati lettori delle opere del Maestro o se si amano le storie apocalittiche.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉

The Mist: la serie tv tratta dal racconto di Stephen King

“The Mist” è la serie televisiva tratta dall’omonimo racconto di Stephen King, uscita su Netflix questo 25 Agosto. Avevo già avuto modo di vedere il primo film tratto da questo racconto che mi ha tenuto col fiato sospeso spiazzandomi del tutto nel finale, per questo ero davvero entusiasta dell’uscita di questa serie.

Un altro motivo per cui aspettavo questa serie è il possibile collegamento con la Torre Nera. Pare infatti che nel precedente film tratto da “The Mist” le creature che si nascondono nella nebbia siano le stesse che compaiono appunto proprio nella Torre Nera ed ero curiosa di vedere se fossero dei collegamenti anche tra questa serie tv e il film sulle vicende del Pistolero. Purtroppo però in questa prima stagione non viene data alcuna spiegazione sull’origine della nebbia o sugli esseri che la abitano quindi mi toccherà aspettare la seconda. Insomma difficile pensare che sia  un caso che la serie ( così come il remake di IT ) sia uscita proprio lo stesso anno in cui è uscito il film della Torre Nera.

Trama:

Una misteriosa e fitta nebbia avvolge una cittadina degli Stati Uniti. Presto tutti si accorgeranno che qualcosa di malvagio si nasconde dentro la nebbia, qualcosa che uccide i cittadini, o chiunque tenti d’oltrepassarla, in modo inspiegabile. I sopravvissuti si nascondono in alcuni edifici della cittadina, dove emergono divergenze personali che rendono difficile la convivenza, mentre il male si trova a pochi passi da loro.

Purtroppo l’entusiasmo di questa serie è stata un po’ smorzata dalle prime due puntate che, a mio avviso, sono un po’ troppo lente, quasi banali nel presentare personaggi forse un po’ troppo stereotipati. La delusione però è diminuita andando aventi con le puntate. I personaggi diventano man mano più interessanti, le vicende più incalzanti e angoscianti e la psicologia umana diventa la chiave di volta della serie. Man mano che la storia prende piede, viene sviscerata la natura umana dal fanatismo umano a come le persone possono degenerare e tramutarsi in bestie quando si trovano in una situazione estrema, rinchiuse, terrorizzate e ridotte quasi alla fame. Il tutto in un crescendo di tensione che sfocia in un finale di stagione con la giusta dose di sangue (e di gongolamento da parte mia).

Una serie quindi non eclatante, a tratti deludente forse e, all’inizio, piuttosto lenta, ma che comunque offre le giusta dose di tensione e ansia. Da vedere senza però limitare il proprio giudizio alle prime puntate.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul seri. 😉