La Diga di Blackwater

La saga di Blackwater è senza ombra di dubbio una delle serie di romanzi più strane e spiazzanti che io abbia mai letto, ma allo stesso tempo una delle più affascinanti. Sono solo al secondo volume di questa storia, ma devo ammettere che, per il momento, è ancora così.

Trama: 1922. Mentre Perdido si sta riprendendo dalla devastante inondazione, la costruzione di una diga è l’unico baluardo possibile contro la furia dell’acqua. Ma il cantiere riversa sulla cittadina il suo carico di imprevisti: la rivolta degli operai, il capriccio delle correnti, il mistero di alcune sparizioni. La matriarca Mary-Love si scontra con Elinor, ora parte della famiglia Caskey. Macchinazioni, alleanze innaturali, sacrifici: a Perdido i mutamenti saranno profondi, le conseguenze irreversibili. La lotta è appena cominciata.

Continua la saga della famiglia Caskey e degli abitanti di Perdido, in lenta ripresa dopo la terribile devastazione dell’inondazione. Tutto ruota attorno alla costruzione della diga del titolo, alla quale l’unica a opporsi è la misteriosa Elinor che sembra avere un legame particolare con il fiume, quasi ossessivo.

Una saga ben scritta e molto scorrevole, a tratti grottesca, che parla di ipocrisie e tradimenti, ma anche di rivincite e e riscatti da parte di personaggi che rivelano una forza e una determinazione inaspettati e per i quali ci troviamo inaspettatamente a fare il tifo. Al di là dei drammi e degli intrighi familiari, però, c’è un lato oscuro in questa storia, un aspetto sovrannaturale già accennato nel primo libro, ma che emerge ancora di più in questo secondo capitolo soprattutto nella parte finale, in una scena agghiacciante che spiazza il lettore portandolo inevitabilmente a chiedersi quale sia il segreto che si nasconde dietro a Elinor e alle acque del fiume. 

Come il primo volume della saga, anche La Diga mi ha colpita, lasciandomi con uno strano senso di inquietudine e straniamento, ma anche con tanta curiosità di leggere i capitoli successivi. Per il momento continuo a consigliare questa saga pur consapevole che non può piacere a tutti.

Qual è la materia del cosmo?

Inizia Settembre e, finalmente, penso di riuscire a tornare a pubblicare qualche articolo in più (prendendomi ovviamente giusto una settimanella o due quando a Ottobre dovrò partorire XD).

Questa volta voglio parlare del secondo volume della trilogia de “il Problema dei Tre Corpi” di Cixin Liu. Questo romanzo, purtroppo, è la prova che a volte una trilogia può avere l’effetto montagne russe, partendo col botto e avendo poi un leggero calo nel secondo volume che potrebbe risultare deludente rispetto al primo.

Trama: L’universo è un’immensa foresta abitata da feroci predatori. Nascondersi significa sopravvivere, rivelarsi significa diventare prede. È quello che ha fatto la Terra, e ora i predatori stanno arrivando. Impiegheranno 400 anni, attraverso gli spazi siderali, e la Terra tenta di organizzare una disperata resistenza. I terrestri che avevano cercato di collaborare con i Trisolariani sono stati sconfitti, ma sul pianeta sono presenti i sofoni, particelle subatomiche in grado di dare agli alieni accesso istantaneo a tutte le conoscenze umane: ciò comporta che i piani difensivi sono a totale disposizione del nemico. Solo la mente umana rimane inaccessibile: è questa l’unica speranza di salvezza attorno a cui si costruisce il Progetto Asceti Impenetrabili, un audace programma che garantisce enormi risorse e affida poteri straordinari a quattro persone perché trovino una strategia difensiva efficace: tre sono importanti uomini politici e scienziati. Il quarto è un oscuro, mite astronomo e sociologo cinese, stupito che abbiano voluto affidargli quell’incarico. Eppure è proprio lui quello che gli invasori Trisolariani vogliono morto…

Il secondo libro della trilogia di Cixin Liu abbraccia un arco temporale estremamente lungo, con salti temporali che, a volte, lasciano spiazzato il lettore, trasportandolo in una realtà sempre più oscura, dove gli esseri umani cercano di trovare una soluzione alla minaccia Trisolariana in un clima di profonda angoscia, ansia e disperazione.  Un romanzo dove, all’inizio, non solo è difficile identificare un vero e proprio protagonista, ma anche una sorta di linearità nella trama. Pian piano, però, ecco che il libro rivela una struttura complessa e ben costruita, raggiungendo l’apice nella sua parte finale, sicuramente la più bella e coinvolgente sotto ogni aspetto.

Un romanzo che vale la pena leggere per dare una degna conclusione a “il problema dei tre corpi”, ma che ho trovato a tratti pensante e, soprattutto nella prima parte, troppo lento e discorsivo 

Cixin Liu e il problema dei tre corpi.

Ed eccomi di nuovo qui con un il primo libro di una trilogia per la quale avevo molte aspettative e che, per adesso, non mi ha affatto delusa: “Il problema dei tre corpi” di Cixin Liu. Piccola premessa: ho scoperto questo libro dopo aver visto la serie Netflix (che ho apprezzato molto), ma non voglio minimamente fare un paragone tra i due (essendo comunque molto diversi).

Trama: Nella Cina della Rivoluzione culturale, un progetto militare segreto invia segnali nello spazio cercando di contattare intelligenze aliene. E ci riesce: il messaggio viene captato però dal pianeta sbagliato, Trisolaris, l’unico superstite di un sistema orbitante attorno a tre soli, dominato da forze gravitazionali caotiche e imprevedibili, che hanno già arso undici mondi. È quello che i fisici chiamano “problema dei tre corpi”, e i trisolariani sanno che anche il loro destino, prima o poi, sarà di sprofondare nella superficie rovente di uno dei soli. A meno di non trovare una nuova casa. Un pianeta abitabile, proprio come il nostro. Trisolaris pianifica quindi un’invasione della Terra. Sul Pianeta azzurro, nel frattempo, l’umanità si divide: come accogliere i visitatori dallo spazio? Combattere gli invasori o aiutarli a far piazza pulita di un mondo irrimediabilmente corrotto?

Finito il primo libro della trilogia de “il problema dei tre corpi” e che dire, l’ho adorato.
Una storia complessa e ben strutturata in cui elementi di fisica di fondono perfettamente con la narrazione risultando, a tratti, forse un po’ complesso e poco comprensibile, ma di sicuro affascinante.
Quello che forse può spiazzare e lasciare interdetto un lettore occidentale sono i numerosi riferimenti alla storia e alla cultura cinese, nonché alcuni modi di fare (e di pensare) dei suoi protagonisti, spesso molto distanti dai nostri.
Superato questo “gradino”, però, ci si trova davanti a un romanzo di fantascienza meraviglioso che cattura e inquieta, offrendo anche notevoli spunti di riflessione sulla natura umana e sul suo posto nell’universo.