Come vivere su Marte.

Molti romanzi o film di fantascienza sono stati in qualche modo dei precursori dei tempi, offrendo previsioni e visioni del futuro che poi si sono rivelate veritiere. Altre volte, però, quelle “previsioni” si sono rivelate non vere (io sto ancora aspettando l’hoverboard di Ritorno al Futuro 2) o sono state addirittura superate dalla realtà stessa. Questo, a mio avviso, però, non rende certo queste opere meno valide o meno degne di essere scoperte. 

 Trama:La prima nave di linea regolare fra i pianeti, l’Ares, è al suo viaggio inaugurale. Porta su Marte, tra gli altri, lo scrittore di fantascienza Martin Gibson, che sarà testimone delle dure lotte dei pionieri per colonizzare il pianeta: un mondo quasi privo di vegetazione e poverissimo di ossigeno, sul quale uomini coraggiosi combattono per rendere migliore quella che considerano la loro nuova patria.”

 All’interno del romanzo “Le Sabbie di Marte”, Arthur C. Clarke fa dire a uno dei suoi personaggi che le opere fantascientifiche di Wells vengono lette solo per essere derise perché ormai vecchie, superate dalla scienza stessa che aveva di gran lunga surclassato (e smentito) le previsioni dell’autore. Gibson, il protagonista del libro, però, ribatte dicendo che, nonostante tutto, la gente continua a leggere Wells perché “Wells faceva della letteratura sul serio. Le creazioni della fantasia pura si leggono nonostante le previsioni fatalmente errate, ma non a causa di queste.” Credo che questo si possa applicare anche a quest’opera di fantascienza di Clarke che, agli occhi di molti, potrebbe risultare piuttosto “vecchia”. In realtà, però, il libro si dimostra essere uno straordinario viaggio di formazione. Un’avventura di esplorazione spaziale dove non sono l’ansia o la tensione a prevalere, ma la speranza, i rapporti umani e la volontà di autodeterminazione. Uno viaggio in un pianeta meraviglioso e affascinante che consiglio assolutamente di intraprendere

Il Natale di Poirot

Ciao a tutti! Eccoci qui, con un nuovo anno ormai avviato e tante letture e progetti nel cassetto e nel cuore. Il 2026 per me è iniziato in maniera un po’ turbolenta, ma spero che per voi sia partito al meglio e che abbiate passato delle feste serene con le persone giuste. Ma veniamo alla prima lettura di questo nuovo anno: come forse alcuni sanno, Agatha Christie è nella top five dei miei scrittori preferiti, quelli che leggo sempre con piacere, ogni volta che mi capita l’occasione e tra le sue “creature” Hercule Poirot è sicuramente quella che apprezzo e ammiro di più, quindi non potevo esimermi dal passare il Natale con lui. ^,.,^

Trama: Gorston Hall, Longdale, campagna inglese. Anni trenta. Natale. Le famiglie accantonano i contrasti e si riuniscono per festeggiare, a volte solo con lo scopo di mascherare odi e rivalità feroci. E infatti la riunione familiare voluta dal vecchio e tirannico Simeon Lee, che ha chiamato attorno a sé figli e nipoti, si trasforma in dramma. Il vecchio patriarca viene misteriosamente ucciso in una stanza chiusa dall’interno. L’assassino è un membro della famiglia? Tutti sono sospettabili, tutti hanno un motivo per volere la sua morte.

Il Natale di Poirot” è un romanzo molto breve, che supera a malapena le duecento pagine, ma anche in questo caso, la regina del giallo ci offre un’opera complessa, ben costruita, capace non solo di intrattenere il lettore, ma anche di spingerlo a elaborare teorie e riflessioni per trovare il colpevole (e fidatevi, non ci riuscirete).

Nella prima parte del libro, l’autrice dispone le sue pedine, presentando un’ampia varietà di personaggi, tutti con una caratterizzazione ben definita. Una volta che le pedine sono state disposte e presentate, ecco che avviene il delitto e il vecchio Simeon Lee viene ucciso in una maniera apparentemente impossibile. E così entra in scena Poirot ed ecco che, piano piano, il geniale investigatore arriva a unire tutti i pezzi di un puzzle complesso e imprevedibile dove anche il minimo dettaglio è fondamentale. Se devo trovare un difetto a questo libro è che non lo consiglierei a una persona che si approccia per la prima volta al personaggio di Hercule Poirot. Solo se si conosce già il personaggio e ne si comprende la personalità metodica e ordinata (che si riflette anche nelle sue indagini) nonché la sua sicurezza in se stesso lo si può apprezzare fino in fondo in questo. L’autrice, infatti, non si dilunga molto nelle presentazioni, preferendo immergersi totalmente nello sviluppo dell’indagine. In ogni caso, è stato sicuramente un ottimo modo per iniziare l’anno.

Beatrice Simonetti e il Muro di Cenere

Il 12 Dicembre è uscito il terzo volume di una saga che attraversa la storia della Germania del ventesimo secolo. Si tratta de “Il Muro di Cenere” di Beatrice Simonetti edito da Delrai Edizioni, romanzo che segue “Il Fiume di Nessuno” e “ Il Cielo d’Acciaio”. 

 

Trama:  Berlino Est, 1963. Yannick Händler crede di essersi lasciato la guerra alle spalle, ma la città-prigione che lo circonda non permette redenzione. Le sue ferite non sanguinano più, ma parlano, e qualcuno sembra ascoltarle. Quando un omicidio scuote l’equilibrio fragile dell’apparato militare, Levi Repin, giovane soldato cresciuto nel culto dello Stato, si ritrova catapultato in una spirale di sospetti: qui ogni errore si paga con la vita, o peggio, con l’identità. Hedwig Hartmann, giovane donna sopravvissuta al passato, conosce il dolore e non ha più paura di guardarlo in faccia. Ma in una città dove ogni bussola morale è truccata, cercare la verità significa diventare un bersaglio. Tre destini intrecciati. Un regime che respira dietro ogni porta chiusa. E una domanda che nessuno può permettersi di fare ad alta voce: chi sopravvive davvero, in un luogo dove persino la memoria è controllata?

 La prima cosa da dire su questo romanzo è che, come i due precedenti di questa saga, è autoconclusivo e può essere letto in maniera indipendente dagli altri. Tuttavia, la trilogia nel suo insieme rappresenta il viaggio di famiglie e personaggi ricorrenti, le cui vite si trascinano durante alcuni dei periodi più tragici della nostra storia moderna, descritti in maniera vivida, intensa e accurata dall’autrice (è più che evidente, infatti, l’attento lavoro di documentazione storica). “Il Muro di Cenere”, in particolare, è un romanzo che mostra le conseguenze della seconda guerra mondiale attraverso diversi punti di vista: quello di chi è sopravvissuto agli orrori dei lager e quello di chi, nato verso la fine della guerra, si ritrova a portare il peso delle colpe dei propri padri e a pagare per gli orrori da essi compiuti. Il romanzo, a mio avviso, parte forse un po’ a rilento, ma pagina dopo pagina cattura il lettore che finisce con lo sviluppare una forte empatia con i suoi protagonisti.  Inesorabilmente, però, la storia raccontata dalla Simonetti finisce col colpire come un pugno allo stomaco, rivelando un orrore che trascende la guerra, trasmettendosi di generazione in generazione come una maledizione di sangue. Eppure, nonostante tutto, in questo romanzo io ho visto anche della speranza, la speranza che l’amicizia e gli affetti possano prevalere anche contro l’odio più profondo e viscerale; che possa essere il cuore, più del sangue, a definire chi siamo e che tutti i muri, un giorno, possano essere abbattuti. Sicuramente consigliato.