Cuori in Atlantide: l’antologia più sorprendente di Stephen King.

Due settimane fa avevo parlato di “Uomini bassi in soprabito giallo”, primo racconto dell’antologia “Cuori in Atlantide” di Stephen King. La scorsa settimana avrei voluto scrivere del secondo racconto di questa antologia, ma ho preferito aspettare perché andando avanti con la lettura mi sono resa conto che “Cuori in Atlantide” non è solo una raccolta di racconti, ma un insieme di narrazioni tutte collegate in qualche modo tra loro. Per quanto indipendenti infatti, sono diversi gli elementi che uniscono in qualche modo queste storie.

A parte “uomini bassi in soprabito giallo” infatti, tutti gli altri racconti sono uniti da un tema fondamentale: la guerra in Vietnam. In ogni storia, King offre una visione brutalmente onesta di quella che è stata la guerra e le sue conseguenze sull’America, dalla vita universitaria oscurata dalla paura di venire reclutati, ai movimenti e le proteste per la pace; da chi dopo essere tornato cerca un modo per espiare le proprie colpe, a chi si pone domande dopo aver visto la propria vita e quella di tanti altri compagni distrutta dopo la fine di tutto.

C’è però un altro elemento che collega tutti i racconti e questa volta anche il primo. In “uomini bassi in soprabito giallo” infatti, vengono introdotti diversi personaggi secondari alcuni dei quali compaiono nei racconti successivi anche come protagonisti. L’anello di congiunzione tra ogni storia è proprio uno di questi personaggi: Carol. Prima come fidanzatina di Bobby, protagonista di “uomini basso in soprabito giallo”, vediamo Carol comparire in ogni singolo racconto, a volte semplicemente tramite i ricordi dei protagonisti, mai come voce narrante, ma sempre in qualche modo fondamentale nella narrazione. Racconto dopo racconto, la sua storia e la sua vita vengono svelati fino alla fine in cui è lo stesso Bobby a svelarci il suo destino.

Un’antologia complessa e inaspettata, un corpus di racconti che colpisce e sorprende spiazzando attraverso dettagli inseriti ad arte e storie intense e profonde. Consigliatissimo.

Uomini bassi in soprabito giallo

In questo periodo non riesco a leggere molto, ma sto comunque andando avanti con delle letture molto interessanti, tra le quali un’antologia di racconti di Stephen King: “Cuori in Atlantide” dalla quale è stato tratto l’omonimo film con Anthony Hopkins. Quello che magari non tutti sanno è che (sebbene riprenda il nome dell’antologia) il film è tratto da uno dei racconti al suo interno ovvero “Uomini bassi in soprabito giallo”

Trama: Un ragazzo di nome Bobby Garfield vive ad Harwich, nel Connecticut, con sua madre, Liz, vedova. Il ragazzo fa amicizia con un uomo di nome Ted Brautigan, che possiede abilità psichiche; egli confessa a Bobby di essere perseguitato da “uomini bassi” che indossano soprabiti gialli alla guida di auto dai colori sgargianti. Sebbene Bobby accetti di far sapere a Ted quando inizia a vedere locandine di “animali smarriti” che indicano che gli uomini bassi sono vicini, Bobby non dice nulla quando alla fine inizia a vederli per paura di perdere il suo amico.

Si tratta di un racconto piuttosto lungo che si ricollega direttamente al ciclo della Torre Nera (❤️) sebbene possa essere letto anche in maniera autonoma (questo ha portato a uno stravolgimento piuttosto notevole della trama del film rispetto al racconto originale). La storia è molto bella e riprende uno dei temi ricorrenti nelle opere di King ovvero il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Nonostante questo però ho trovato alcuni tratti piuttosto lenti soprattutto nella parte iniziale. In ogni caso, nonostante alcuni difetti, un racconto sicuramente promosso.

Prima della Fondazione, la Psicostoria

Asimov è uno di quegli autori di cui o ti innamori alla prima lettura o… basta mi limito a questo perché per me è stato così: ho amato Asimov fin dalla prima volta che l’ho letto così come mi sono innamorata delle sue opere forse più famose ovvero quelle legate alla Fondazione.

Trama: Nell’anno 12020 dell’Era galattica Hari Seldon, un oscuro matematico originario di Helicon, giunge sul pianeta Trantor per presentare le teorie sperimentali di una nuova scienza, la psicostoria, in grado di prevedere il futuro. L’ipotesi avanzata dallo scienziato accende subito l’interesse dell’imperatore e dei potenti personaggi che gravitano intorno a lui. Ma tra lusinghe, raggiri e intrighi di palazzo, Seldon si trova presto in pericolo… Inizierà così una lunga e avventurosa fuga per le gigantesche cupole di Trantor alla ricerca di quella misteriosa chiave che gli consentirà di capire l’intero passato del genere umano e di aprire le porte al suo futuro.

Quando leggi il ciclo della Fondazione , Hari Seldon viene visto come una figura mitica, un genio la cui Psicostoria avrebbe permesso alla Galassia di evitare secoli di caos dopo la caduta dell’Impero. In “Preludio alla Fondazione”, Asimov ci mostra come Seldon è passato dal considerare la Psicostoria come una teoria inattuabile al vederla come una possibilità concreta, di come sono state gettate le basi per la nascita della Fondazione. In questo romanzo ecco che Hari Seldon esce dal mito e viene mostrato come uomo e scienziato e con esso viene mostrato anche Trantor, pianeta capitale dell’Impero Galattico. In esso, Seldon viene costretto alla fuga, ritrovandosi a entrare in contatto con numerose realtà diverse, mondi più piccoli all’interno di un pianeta più grande dove l’umanità mostra attraverso innumerevoli sfaccettature, il lato migliore e peggiore di sé. Un romanzo nel quale l’autore ha disseminato ovunque piccole briciole, indizi che finiscono per convergere in un finale spiazzante, ma sicuramente degno. Consigliatissimo.