Il Messia di Dune ovvero l’impero di Paul Atreides

Dopo essermi innamorata (di nuovo) del primo romanzo della saga di Frank Herbert, non potevo non mettere le zampe anche sul secondo capitolo che, per quanto a mio avviso non un capolavoro come il primo, mi ha comunque conquistata.

Se in “Dune” viene mostrata ll’ascesa di Paul Atreides, in questo seguito lo vediamo alla guida del suo nuovo impero, ma soprattutto alle prese con la minaccia del complotto e del tradimento, un tradimento che mira al cuore stesso di Paul e che ha il volto di un affetto creduto ormai perso da tempo.
Come per il primo romanzo, anche in questo a prevalere non è l’azione, ma le dispute politiche, gli intrighi e le emozioni dei suoi protagonisti nonché l’onnipresente e costante influenza della spezia su di essi. 

Se devo trovare un difetto, credo che ne “il Messia di Dune” si senta molto la mancanza di quello che era il cuore del primo romanzo ovvero il pianeta Dune stesso. 
In esso si svolgono gran parte delle vicende, è vero, ma se nel primo libro veniva mostrato come una forza viva e potente, in questo romanzo rimane molto al margine, sottomesso al potere di Paul e della sua influenza.

Rimangono però presenti il forte simbolismo e il misticismo in una storia che comunque riesce a rapire e ad affascinare fino al suo amaro finale che ci mostra quanto, a volte, possa essere alto il prezzo della vera libertà. 

Stephen King, Gwendy e la sua scatola dei bottoni.

Stephen King non è solo un maestro dell’horror puro, ma anche un creatore di storie dal forte impatto psicologico, capaci non solo di sconvolgere, ma anche di portare il lettore a profonde riflessioni sul comportamento e la natura umana.

“La scatola dei bottoni di Gwendy” è un racconto lungo (o un romanzo breve, dipende dai punti di vista) che riporta i lettori di King in una sua storica “location” ovvero Castle Rock e che vede come protagonista appunto Gwendy, una ragazzina un po’ cicciotella e impacciata che riceve da un misterioso in nero una scatola piena di bottoni che avrà una forte influenza nella sua vita, cambiandola sia nel bene che nel male.

Una storia scorrevole, piuttosto semplice e priva della tensione che caratterizza di solito le storie di King, ma che mi ha portata a chiedermi cosa avrei fatto io al posto di quella ragazzina che si trova caricata inaspettatamente di una responsabilità enorme e pericolosa. Sicuramente molto godibile, si tratta di una lettura di poche ore che sicuramente consiglio a chi vuole approcciarsi a una storia semplice, quasi fiabesca, ma densa di significati e con diverse chiavi di lettura. 

Ps forse posso immaginare la risposta, ma voi che fareste se aveste per le mani una scatola capaci di fare qualsiasi cosa o di cancellare un intero paese solo premendo un bottone? 

“Io, robot” ovvero Asimov e le tre leggi della robotica.

Quando si parla di fantascienza, c’è un nome che spicca su tutti e che nessun amante del genere può esimersi dal leggere: Isaac Asimov. Precursore dei tempi, Asimov ha scritto il suo primo racconto sui robot quando era diciannovenne, senza immaginare che un giorno essi sarebbero diventati (in parte) realtà né l’influenza che le sue opere avrebbero avuto sul loro sviluppo. Ancora meno avrebbe potuto immaginare che all’età di soli ventuno anni avrebbe scritto le sue frasi più famose: le tre leggi della robotica.

Proprio in “Io, robot” sono presenti una serie di racconti incentrati sulle tre leggi della robotica, sulla loro applicazione, su come possono entrare in conflitto tra loro e sulle conseguenze di questi conflitti.

Tutte qualche modo tutto collegate attraverso i loro protagonisti, queste storie di fantascienza pura finiscono col mostrare però anche tutte le complessità della natura umana. Devo dire che sono rimasta colpita da questa antologia, che mi ha affascinata senza mai annoiarmi con uno stile mai pesante nonostante la complessità e il realismo delle storie narrate. Un’opera bellissima e sicuramente una lettura obbligatoria per tutti gli amanti del genere.