Benvenuti alla libreria Morisaki

Devo ammettere che ultimamente mi sono sentita un po’ giù di corda e ho fatto fatica a trovare l’entusiasmo per iniziare delle nuove letture. Poi, per puro caso, ho scoperto “I miei giorni alla libreria Morisaki” di Satoshi Yagisawa, un’opera che è stata come una ventata d’aria fresca in un periodo in cui ero mentalmente molto stanca. 

Trama: Jinbōchō, Tōkyō. Un quartiere pittoresco e pieno di fascino, dove la maggior parte dei negozi vende libri. Ce n’è per tutti i gusti: volumi nuovi o di seconda mano, testi di storia, di filosofia, cataloghi. In totale sono circa centosettanta insegne, a formare il più grande quartiere di librerie al mondo.In questo angolo fuori dal tempo, al riparo dal traffico della metropoli, c’è un vecchio negozio specializzato in letteratura giapponese moderna: la libreria Morisaki.È qui che si svolgono le avventure di Takako e dei suoi familiari: l’eccentrico zio Satoru, che le lancia un’ancora di salvezza in un momento di crisi, e l’adorata ma sfuggente zia Momoko. Insieme a loro, il variopinto panorama dei clienti della Morisaki e del vicino caffè dove Takako si rifugia dopo il lavoro.Giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, la ragazza scoprirà il mondo dei libri e delle librerie, e l’importanza di tutte le persone che vi ruotano attorno.

Un romanzo di non più di 140 pagine che, nella sua semplicità, ti trascina in una realtà affascinante e meravigliosa fatta di libri e del profondo amore verso di essi. Una storia che ti trascina, capace di riportare a galla ricordi ed emozioni e di farmi ricordare perché amo così tanto i libri e la lettura. Se amate e conoscente anche solo minimamente il Giappone, inoltre, non potrete non restare affascinati dall’ambientazione, questo quartiere (realmente esistente) dove librerie di ogni tipo vivono come in un mondo a parte, un piccolo universo antico nel caos moderno di Tokyo.

L’unico “ostacolo” che si potrebbe riscontrare leggendo questo libro è la difficoltà nella pronuncia dei nomi (anche se all’inizio le pronunce vengono spiegate con chiarezza e alla fine si trova un glossario accurato) e la difficoltà a comprendere alcuni modi di pensare e agire che sono tipicamente Giapponesi e lontani dal nostro modo di fare. Nonostante questo, però, vi consiglio di cuore di provare ad avvicinarvi a questa storia, soprattutto se volete una lettura semplice, veloce, ma capace, a suo modo, di farti vedere la vita da un altro punto di vista.

La Foresta dei Suicidi

Aokigahara è una foresta ai piedi del monte Fuji, in Giappone, conosciuta anche come “la foresta dei suicidi” per l’alto numero di suicidi che avvengono ogni anno al suo interno. Ma su questa foresta si dice molto, molto di più. E se le leggende sugli spiriti malevoli che la abitano fossero vere? Cosa accadrebbe se dovessi perderti al suo interno?

Sul canale YouTube di Pit Enjoy Ever è uscito un nuovo audio racconto tratto dalla mia storia “la Foresta dei Suicidi”. Fatemi sapere che ne pensate. 😉

Kitsune: il Giappone di Cecilia Randall

Un libro è come un viaggio, un viaggio emozionante che ci può portare in posti dove non avremmo mai sperato di andare. Se devo pensare a dei libri capaci in qualche modo di farmi viaggiare, di scuro mi vengono in mente le opere di Cecilia Randall e, in particolare, il suo romanzo “Kitsune: l’ombra della volpe.”.

Trama: La vita diventa piuttosto difficile se hai quindici anni, sei prigioniero nelle isole del Sol Levante, non parli la lingua e tutti sono convinti che tu sia uno yokai, cioè una creatura a metà strada tra un demone e uno spirito. Chiaro avrebbe voluto diventare ricco come Marco Polo e invece è finito nei guai fino al collo. Eppure gli sembrava una buona idea partire all’avventura da Nuova Venezia – semisprofondata nel mare dopo la Grande Crisi Planetaria – e unirsi a una spedizione commerciale diretta in Oriente. Invece, sulla costa cinese la carovana è stata assalita dai predoni. Sono morti tutti, tranne Chiaro, risparmiato solo per essere venduto insieme al bottino in quelle misteriose isole che da secoli non hanno più contatti con il resto del mondo. Laggiù un ragazzo biondissimo e pallido come lui suscita curiosità, paura e superstizioni. Chiaro riesce a scappare dai suoi rapitori, salva anche un cucciolo di volpe trovato per caso nella foresta, ma non può sfuggire alle onna-bugeisha, micidiali donne guerriere paragonabili ai samurai. Riprende i sensi in una gabbia. Ora tutti lo chiamano kitsune e lo temono come una delle leggendarie volpi mutaforma. Ma il vero nemico si nasconde altrove, in un paese dominato dalla legge della spada, là dove ogni albero – letteralmente – può nascondere un vero yokai…

Ho divorato questo romanzo in un paio di giorni e ne sono rimasta a dir poco incantata. “Kitsune” è un vero e proprio viaggio in Giappone e nelle sue tradizioni che prendono vita nella mente del lettore attraverso descrizioni accurate e vivide. Se c’è una cosa che si nota in questo libro, infatti, è proprio la passione e la conoscenza dell’autrice della cultura Orientale, un amore che va al di là della semplice documentazione per un romanzo e che si può percepire in ogni pagina. Se a questo uniamo anche una storia coinvolgente, non banale e dallo stile fluido e scorrevole, otteniamo un romanzo per ragazzi che, a mio avviso, vale davvero la pena leggere. Consigliatissimo.