La vendetta del ragno (piccolo racconto horror ispirato a una storia vera)

CHE COSA FAI QUANDO UN RAGNO TI GIOCA UN BRUTTO SCHERZO DAVANTI CASA? CI SCRIVI UN RACCONTO PER CONDIVIDERE L’ESPERIENZA CON UN PO’ DI ARACNOFOBICI. XD 

Miranda era sempre stata orgogliosa della villetta in cui abitava con suo marito e i suoi due figli. Era così affezionata alla sua casa da dedicarle una cura maniacale. Il tempo che non era impegnata con i bambini lo occupava a pulire e sistemare, a togliere ogni singolo granello di polvere e ogni ditata da pecchi e mobili. Quello era il suo mondo e doveva essere perfetto.

Per questo Miranda odiava gli insetti. Si trovava bene a vivere fuori città, lontano dal caos e dal disordine, ma quelle dannate bestiacce sembravano volerle rendere la vita impossibile. Appena apriva un attimo la zanzariera ecco che moscerini, falene e cimici provavano a farsi strada in quel suo mondo perfetto. E poi i ragni. Dio, se odiava i ragni. Disgustosi, ripugnanti esseri pelosi a otto zampe. Spruzzargli addosso lo spray insetticida le faceva provare sempre una sorta di sadica soddisfazione. Tranne quella sera.

Dopo aver messo a letto i bambini, Miranda era scesa in cucina per chiudere la portafinestra. Fu in quel momento che si ritrovò davanti a un ragno grosso come una pallina da golf. Se ne stava sotto il portico, immobile tranne che per le zampe pelose che picchiettavano di tanto in tanto sul pavimento piastrellato. «Dio, che scifo!» esclamò la donna trattenendo un conato di vomito. Il suo primo istinto fu quello di chiamare suo marito, ma lui, aracnofobico, non avrebbe saputo fare altro che mettersi a urlare. Fece un respiro profondo e rientrò lentamente in casa. Quando uscì, aveva in mano una grossa bomboletta di insetticida. Si avvicinò, il braccio tremante teso in avanti, la bomboletta puntata. «Adesso ti insegno io a invadere le case della gente.» Una leggera pressione del dito e un getto investì il ragno che iniziò a dimenarsi in preda agli spasmi. Miranda stava già esultando quando dal cadavere accartocciato uscirono decine e decine di ragni più piccoli che corsero sulle mattonelle spandendosi ovunque comeuna macchia oleosa. Il suo primo istinto fu quello di correre a nascondersi all’interno, ma la paura che quegli esserini disgustosi potessero entrarle in casa prevalse su tutto. Spruzzò ancora un po’ di insetticida portando il braccio più avanti possibile poi corse in casa e chiuse velocemente le persiane. 

Non vide i ragnetti dimenarsi e agitarsi per poi riprendere a muoversi, spaesati per il porticato. Non li vide raggrupparsi attorno al cadavere della madre e girarci introno per alcuni secondi per poi scivolare verso una delle colonne del porticato.

«Un dannatissimo ragno ha pensato bene di far schiudere le sue uova davanti alla portafinestra della cucina.» si lamentò Miranda, infilandosi sotto le coperte. Andrea, il marito, abbassò il telefono. Aveva gli occhi sgranati, pieni di una paura che cercava a tutti i costi di tenere a freno. «Ti prego dimmi che non abbiamo il portico invaso dai ragni.»       «Non abbiamo il portico invaso dai ragni. Un po’ di insetticida ha scongiurato il pericolo.» gongolò lei, trionfante come un guerriero sopravvissuto a una dura battaglia. L’uomo tirò un sospiro di sollievo «Sei grande, amore». disse prima di darle un bacio e spegnere la luce.

Rintanata sotto le coperte, al buio, Miranda non potè fare a meno di pensare agli orribili ragnetti che aveva visto zampettare via dal cadavere di quello più grande. E se non li avesse uccisi tutti? Se ce ne fossero ancora alcuni che se ne andavano in giro tranquilli per il suo portico? Nel silenzio assoluto, per un attimo le sembrò quasi di sentire il picchiettare delle loro zampe sul pavimento. Tirò su le coperte fino a coprirsi interamente il capo e strinse forte le lenzuola nel tentativo di scacciare quel pensiero. Alla fine, dopo aver sentito suo marito agitarsi come faceva sempre quando aveva un brutto sogno, riuscì a calmarsi. Chiuse gli occhi, godendosi la ritrovata calma e il silenzio che sembrava tornato ad avvolgere ogni cosa. Era sul punto di addormentarsi quando cominciò a sentire un forte prurito diffondersi dal braccio alla schiena. Si alzò a sedere di scatto, grattandosi fin quasi a farsi male. «Andrea! Andrea aiutami!» Il prurito era diventato così intenso d farle desiderare di potersi strappare via la pelle. Non ricevendo alcuna risposta dal marito, cominciò a cercare a tentoni la luce. Quando Il tenue bagliore della lampadina si diffuse nella stanza e i suoi occhi si abituarono alla luce, la prima cosa che vide fu suo marito che giaceva accanto a lei, supino.

Le ombre creavano uno strano effetto sul volto dell’uomo. Sembravano muoversi, come se fossero vive. Quelle che stava guardando però non erano ombre. L’uomo aveva la bocca spalancata, una voragine nera nella quale si agitavano decine di piccoli ragni che entravano e uscivano dalla gola e correndogli poi sulle guance per insinuarsi nelle narici o sotto le palpebre. La sua mente ci mise un attimo a realizzare ciò che aveva davanti. Quando capì, Miranda urlò. Gridò con tutto il fiato che aveva in gola. Come in attesa dell’occasione giusta, i ragnetti che le strisciavano sul braccio le corsero lungo il collo per insinuarsi nella bocca spalancata. In preda alla paura e ai conati di vomito, li sentì entrare nelle narici e in gola, scenderle nello stomaco e salirle sulle gambe, insinuandosi sotto la camicia da notte e sotto la biancheria intima. Si buttò a terra portandosi le dita al collo e graffiandosi la carne a sangue nel vano di tentativo di liberarsi dai suoi assalitori. Provò a chiedere aiuto, ma l’unica cosa che riuscì a ottenere fu vomitare fuori piccoli insetti neri. In pochi secondi cominciò a sentirsi soffocare. Poi gli insetti cominciarono a mangiare. Miranda lanciò un altro grido soffocato sentendo come se centinaia di minuscole lame la stessero tagliando dall’interno. Nella sua mente cominciò a supplicare che tutto finisse.

In quel momento un gruppetto numeroso di ragni scivolò verso di lei trascinando una massa contorta, un ragno più grande con le zampe contratte simili ad artigli. Avanzarono verso la bocca della donna che lei cercò disperatamente di tener chiusa. Quando fu costretta ad aprirla per respirare, gli insetti entrarono. Invece di scendere in gola, li sentì salire verso il cervello. Si portò le mani ai capelli, iniziò a tirare e a strappare mentre gli insetti si facevano strada nel suo cranio. All’improvviso sentì come se qualcosa le si strappasse dietro agli occhi e tutto si fece buio. Cieca, Miranda non potè fare altro che sentire, sentire gli insetti che spingevano dentro di lei, che rosicchiavano trascinandosi dietro il cadavere del ragno più grande.

Quel ragno….

Per un attimo ricordò se stessa con l’insetticida in mano che uccideva il grosso ragno che in quel momento si trovava nel suo cervello. L’immagine delle decine di piccoli ragnetti che uscivano da quel corpo disgusto fu il suo ultimo pensiero. Poi il nulla. Il nulla e decine di minuscoli insetti che uscivano dal suo corpo e da quello dell’uomo accanto a lei, per ritornare nel loro giardino, la loro casa, il posto dove la loro madre, ora vendicata, era stata uccisa.

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Due parole su “Né a Dio né al Diavolo” di Aislinn.

Ci sono romanzi che ti attirano fin da subito per un dettaglio, una frase o un elemento della trama, qualcosa che ti fa pensare “devo leggere questo libro”. Beh, chi mi conosce sa bene che non potevo resistere alla semplice frase “METALLARI VS ZOMBIE”. Insomma come, dico come facevo a non prendere un libro con queste premesse? Il libro in questione è “Nè a Dio né al Diavolo” scritto dalla mitica Aislinn ed edito da Gainsworth Publishing.

Trama:

Biveno. “Capitale del nulla”. Sessantamila anime dimenticate da Dio ai piedi delle Alpi piemontesi. Da lì un giorno d’estate del 2010 parte una macchina diretta a un colossale festival metal in Germania, con a bordo il terzetto peggio assortito della storia: Ivan, senza lavoro ma con qualche segreto, depresso con l’orlo del baratro a portata di mano; Tom, idraulico per professione e giullare per vocazione, troppo abituato a fingere di essere un idiota; e il tizio silenzioso che tutti chiamano Lucifero, capelli lunghi e occhiali scuri d’ordinanza, vampiro da quasi quattrocento anni. E non serve a nulla che lui parli tranquillamente della sua vera natura, tanto nessuno ci crede, Tom meno di chiunque altro. Dovranno cominciare a balenare gli artigli e a scorrere il sangue perché i due ragazzi si rendano conto che frequentare un mostro non è innocuo come una canzone black metal.

Ho letto così tanto romanzi sui vampiri che, arrivata a un certo punto, ammetto che mi erano venuti a noia. Il mio grosso problema erano i romanzi moderni: non riuscivo più a trovare qualcosa che mi entusiasmasse, qualcosa di originale che riuscisse a coinvolgermi e appassionarmi. C’è voluta Aisslin per farmi tornare ad amare i vampiri, con un romanzo accattivante che cattura grazie a uno stile fluido e incisivo nonché a una trama imprevedibile e coinvolgente. Ad affascinarmi di più sono stati  sicuramente i personaggi originali, complessi, realistici nelle loro umane imperfezioni. Personaggi ben caratterizzati che prendono vita pagina dopo pagina lasciando un segno nel lettore.

Un romanzo consigliatissimo  agli amanti dei vampiri e a quelli che cercano una sferzata di novità senza però rinunciare al meglio del genere, ma anche a tutti quelli che vogliono storie ricche di spessore e azione capaci di unire qualità e intrattenimento. Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉