Il Metodo 15/33 di Shannon Kirk

Un giorno, per caso, sulla pagina Instagram ILARIASBOOKS sono incappata in un romanzo di cui non avevo mai sentito parlare: IL METODO 15/33 di SHANNON KIRK. La storia mi ha intrigato fin da subito e devo ammettere che quando l’ho visto in libreria non ho resistito all’impulso di metterci le mani sopra. E devo dire una cosa: ho fatto molto, molto bene.

TRAMA: «Io diventai il diavolo. Se Satana fosse madre, di certo sarebbe stato esattamente come me.» Ha sedici anni, è incinta e vulnerabile, ed è appena stata rapita, scaraventata sul pianale di un furgoncino lurido. Dovrebbe essere terrorizzata, dovrebbe supplicare di essere liberata, ma non lo fa. Dal primo istante del suo sequestro, con freddezza, ha iniziato a pianificare la fuga, pregustando la vendetta. È metodica, calcolatrice, analitica; tutto ciò che scorge intorno a lei diventa una risorsa utile per il suo fine. Senza lasciare nulla al caso, sicura dei suoi tempi e delle sue mosse, aspetta il momento per colpire, e i rapitori si muovono ignari di avere tra le mani una fredda sociopatica. Gli agenti dell’FBI Roger Liu e la sua compagna Lola devono fare in fretta, ma per salvare chi? La vittima o l’aggressore? La linea che li separa, infatti, si assottiglia sempre di più.

“Il metodo 15/33” mi ha catturata pagina dopo pagina, trascinandomi in una storia mai scontata il cui punto di forza é sicuramente una protagonista fuori dall’ordinario capace di spegnere le proprie emozioni e di trasformarsi in una macchina assassina per proteggere la propria vita e quella del suo bambino. Un libro che ho divorato in un paio di giorni, da cui non sono riuscita a staccarmi finché non sono arrivata all’ultima pagina e che consiglio vivamente a tutti gli amanti del genere. Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

Due parole su le Segnatrici, l’emozionante thriller di Emanuela Valentini

Ci sono thriller che ti trascinano in luoghi oscuri, in angoli della mente in cui non sempre si vorrebbe andare, ma che non si possono evitare. Sono proprio quelli i romanzi che più ci catturano, risvegliando in noi ricordi e paure ancestrali, ma allo stesso tempo facendoci provare una profonda empatia nei confronti dei loro protagonisti.

In questa “categoria” rientra sicuramente il romanzo Le SEGNATRICI, scritto da Emanuela Valentini e pubblicato da Piemme editore.

Trama:

Le cose che nascondiamo a noi stessi possono ucciderci. O salvarci. Il ritrovamento delle ossa di Claudia, bambina scomparsa ventidue anni fa, richiama a Borgo Cardo, nell’Appennino emiliano, Sara Romani, chirurgo oncologico di stanza a Bologna. Per lei il funerale è una pericolosa occasione di confronto con un passato da cui è fuggita appena ne ha avuto la possibilità. Al ritorno nella routine bolognese, il desiderio è quello di dimenticare. I segreti, gli amici d’infanzia rimasti inchiodati a una realtà carica di superstizioni e pregiudizi, le ossa di una compagna di giochi riemerse da un tempo lontano. Finché scompare un’altra bambina: Rebecca. Sara ha avuto giusto il tempo di conoscerla. Dopo il funerale Rebecca le ha curato una piccola ferita secondo l’antica tradizione della segnatura e adesso Sara è in debito con lei. Un legame che sa di promessa. Un filo rosso che unisce il passato di Sara, schiava della convinzione di dover salvare tutti, con un incubo appena riemerso dall’oblio. Mentre il paese si mobilita per ritrovare Rebecca, la donna è costretta a tornare. È l’inizio di una discesa negli inferi dell’Appennino, un viaggio doloroso nelle storie sepolte nel tempo attraverso strade, boschi, abitazioni e volti che lei aveva imparato a cancellare dalla memoria, e che ora diventano luoghi neri in cui cercare una bambina innocente. Quale oscuro mistero si cela dietro la secolare tradizione delle segnatrici? In una sfrenata corsa contro il tempo per scoprire chi ha rapito Rebecca e riuscire a salvarla prima che sia troppo tardi, Sara dovrà scendere a patti con una parte di sé messa a tacere ventidue anni prima. A costo di perdersi nel labirinto dei ricordi e non trovare più la via d’uscita

La prima cosa che mi ha catturata di questo libro è l’ambientazione, un piccolo borgo dell’Appennino Emiliano che prende vita in maniera vivida nella mente del lettore trascinandolo in una realtà diversa, una sorta di piccolo mondo a parte fatto di luci e ombre, verità e menzogne, concretezza e tradizioni che rasentano la superstizione. Una realtà dove tutti conoscono il nome di tutti, ma forse nessuno sa davvero chi è il proprio vicino né gli oscuri segreti che nasconde.

In questa ambientazione così vera, si dipana una storia complessa, mai scontata, dove l’azione e l’emozione convivono in un’armonia perfetta. Un thriller ben studiato, scritto con cura e attenzione e con personaggi non perfetti, ma sicuramente veri. Puoi finire con l’amarli od odiarli, ma di certo non possono in alcun modo lasciarti indifferente.

Un libro consigliato, quindi, non solo a chi ama i thriller ben costruiti, ma anche le storie che sanno scavare nel profondo mostrando e descrivendo un mondo a noi profondamente vicino, ma allo stesso tempo diverso da quello a cui molti di noi sono abituati.

Una storia che scava nel profondo della realtà che descrive e dei protagonisti che la vivono portando il lettore a restare con il fiato sospeso e, inevitabilmente, a scavare nel profondo di se stesso.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉