Il 14 Dicembre ho inviato a Pit, del canale YouTube Pit Enjoy Ever con cui collaboro ormai da da diverso tempo, un racconto un po’ diverso dal solito. Volete sapere cosa è successo quando lo ha letto?
Beh, ascoltate e lo saprete… sempre che siate abbastanza coraggiosi per farlo.
il Natale per me è un periodo speciale, è quel momento dell’anno in cui mi concedo di staccare, per riprendere così a dare il meglio di me nel nuovo anno. Per questo sono stata assente per un po’: per ricaricare le batterie e prepararmi a quello che, spero, sarà un anno ricco di cambiamenti importanti. Un modo per prepararmi al futuro, ma anche per guardare al passato e ricordare ciò che mi ha portato dove sono adesso.
Il mio modo per farlo è attraverso una lettura o meglio una rilettura, che amo immensamente e alla quale, questa volta, mi sono voluta approcciare in lingua originale. Il libro in questione (che rileggo ormai una volta l’anno da diverso tempo) è ovviamente “Il Signore degli Anelli”.
Lo avevo letto in lingua originale già una volta in passato, ma devo ammettere che questa volta mi ha sopresa in maniera particolare. Sono rimasta incantata dalla capacità di Tolkien di dare musicalità alle parole, di farti piombare come in una sorta di incantesimo capace di trascinarti in quella che sembra quasi un’antica canzone. Un’armonia che con la traduzione va un po’ perdendosi e che ha fatto entrare ancor più nel mio cuore un’opera che ha fatto parte di me fin da quando ero ragazzina.
E quindi eccomi qui, pronta a ricominciare e a impegnarmi per dare sempre il massimo, con un bagaglio di emozioni in più e la speranza (per me e per tutti voi) che questo nuovo anno possa essere davvero speciale.
Ci sono romanzi che catturano per la trama avvincente capace di emozionare e trascinare il lettore; altri per l’originalità della trama e i continui colpi di scena. A rendere memorabile “una stagione selvaggia” di Joe Lansdale, però, sono senza ombra di dubbio i suoi due protagonisti.
trama: Hap ha rinunciato da tempo a salvare il mondo: la sua unica preoccupazione è vivere tranquillo, tra chiacchiere oziose e interminabili bevute con l’inseparabile Leonard. Ma il grande sogno degli anni Sessanta gli è rimasto incollato addosso perché non ha mai dimenticato Trudy, la bionda con cui aveva giocato a fare la rivoluzione. Quando Trudy ricompare nella sua vita, chiedendogli di recuperare il bottino di una rapina in banca, accetta l’incarico finendo però a capofitto in una spirale di violenza alla quale potrà sottrarsi soltanto con l’aiuto di Leonard. Quei soldi fanno gola a molti, e c’è chi è disposto a tutto pur di non dover dividere il malloppo. Lansdale accompagna il lettore tra paludi melmose e palazzi fatiscenti, ormai accerchiati dalla nuova America dei centri commerciali e degli immensi parcheggi di cemento. E già dispensa a piene mani quel misto di umorismo sardonico e sottile nostalgia, di idealismo e disillusione che ha fatto di Hap Collins e Leonard Pine una coppia di detective tra le più affascinanti e amate degli ultimi anni.
Politicamente scorretti, irriverenti e dal sarcasmo affilato come un macete, Hap e Leonard sono due personaggi che ti trascinanto e alla fine arrivano a coinvolgerti e a trascinarti nella loro vita nonostante una trama forse un po’ troppo veloce (per i miei gusti, ovviamente). Due veri e propri antieroi che ho adorato e che mi vedrei bene ad affiancare John McClane in un film di Die Hard. Per quanto riguarda la storia, come già accennato, si svolge forse un po’ troppo velocemente, ma risulta comunque godibile, con uno stile scorrevole e accattivante e una sequenza di azione finale davvero molto, molto ben costruita. Una lettura piacevole che di sicuro mi sento di consigliare.