GLI ADOLESCENTI E IL PESO DELLE PAROLE

Amy, la protagonista del romanzo True Identity, inizia ad appassionarsi alla scrittura fin dal liceo. Ne è così coinvolta che passa tutto il suo tempo libero china su un quaderno a scrivere. Questo però non viene visto di buon occhi dagli insegnanti e dai genitori che la costringono ad andare da una psicologa . Questa la prima impressione che la ragazza ha della dottoressa:

“(…) Ebbi appena un attimo di smarrimento prima di notare la donna che, vicino all’ampia finestra, mi osservava con attenzione. Era bassa e smilza, con un paio di occhialetti tondi poggiati in bilico sulla punta del naso aquilino. I capelli erano molto corti. Sembrava quasi che fossero stati appena leccati da una mandria di mucche bavose.
Non era un bello spettacolo. Per niente.
«Ciao, Amelia» mi salutò.
Il suo sorriso sghembo non aveva niente di cordiale o rassicurante. Se un serpente potesse sorridere di certo avrebbe la stessa espressione. (…)”

Durante una delle sue sedute, la dottoressa dirà cosa che metterà fortemente in crisi Amy. Invece di capirla e ascoltarla, la porterà ad aumentare i suoi dubbi e le sue insicurezze che la porteranno poi a crollare.
Questo episodio del romanzo è imparte ispirato a una mia reale esperienza: quando ero alle medie, un insegnante mi segnalò alla psicologa della scuola proprio perché passavo molto tempo a scrivere. Io decisi di andarci solo per perdere qualche ora di matematica finché quella sottospecie di persona non mi disse queste testuali parole: “Se il corpo è malato bisogna andare da un medico per curarlo e lo stesso vale per la mente.” Un invito, da parte sua, ad andare da uno specialista perché secondo lei “c’era qualcosa che non andava in me”. Una cosa che mi ha fatto male, ma alla quale, alla fine, sono riuscita a reagire.
Ho scelto di ispirarmi a questo evento perché perché, anche se si tratta di un romanzo fantasy, volevo trattare temi reali e per me importanti.
Volevo far capire quanto le parole possano far del male se dette con noncuranza e insensibilità e che lavorare con i ragazzi, soprattutto oggi, non può essere solo un modo per portare a casa uno stipendio. Deve essere una scelta consapevole delle responsabilità che essa comporta.

Il mio 2014 tra scrittura, cambiamenti ed emozionanti esperienze.

Finalmente riesco a trovare un momento per tornare a scrivere in questo blog! Il 2015 è appena iniziato eppure mi sta già portando così tante cose da farmi quasi girare la testa.

Voglio quindi scrivere il primo articolo dell’anno facendo un piccolo sunto dell’anno passato che è stato…beh…dire incredibile è dire poco.

Il 2014 infatti ha portato molti cambiamenti e avventure.

Ho avuto modo di visitare la spettacolare Thailandia, scoprendo quando spesso la bellezza più spettacolare possa convivere con la miseria più estrema. Mi sono resa conto di quanto in fondo quel poco che abbiamo nel nostro paese è davvero molto perchè ho visto coi miei occhi coloro che al mondo non hanno niente. Un’esperienza che mi ha lasciato molto e che non dimenticherò mai.

La cosa più bella che mi ha dato il 2014 però è stato lasciare Torino per andare a vivere con la persona che amo e con lui ho trovato anche una nuova famiglia che mi ha accolta con calore come se anch’io vi avessi sempre fatto parte. Io e il mio ragazzo poi abbiamo finalmente trovato la casa dei nostri sogni, un posto che per me, dopo anni di instabilità, rappresenta l’occasione per fermarmi e avere  un posto da poter finalmente chiamare casa. Adesso la stiamo sistemando (per questo ho poco tempo da dedicare al blog) e devo ammettere che non vedo l’ora che sia pronta!

Dal punto di vista editoriale ho avuto invece due grandissime soddisfazioni.

Mi è stata infatti affidata la sezione di letteratura di un nuovo giornale on line, una dimostrazione di fiducia da parte di una persona che spero vivamente di non deludere mai.

Come scrittrice mi è stata data invece un’occasione con una grande casa editrice che, pur non essendo andata proprio al meglio, mi ha dato tanto orgoglio e determinazione per il futuro.

Non smetterò mai di ringraziare le due persone che mi hanno concesso queste occasioni perchè mi hanno fatto capire che ciò che ho fatto in passato non è andato perso, che ho ancora tanto da dare e che devo impegnarmi per migliorare e spingermi sempre più avanti.

Il 2014, poi, mi ha portato anche “Se tu fossi vero”, una storia che sto scrivendo e che mi coinvolge nel profondo e per la quale voglio prendermi tutto il tempo necessario per lavorarci con cura e attenzione. Una fusione tra distopia e narrativa non di genere che desidero venga letto al di là di chi sarà l’editore (se ci sarà).

Certo l’hanno passato mi ha regalato anche brutte esperienze come l’orribile vista di alcuni ladri nella mia vecchia casa di Torino mentre ero in doccia (non mi è successo niente, ho avuto solo molta paura quando me ne sono accorta inoltre mi hanno rubato poco sebbene fossero cose a cui tenevo molto a livello affettivo) eppure mi ha dato anche una straordinaria consapevolezza:

nonostante tutto, io sono ancora io.

Nonostante le brutte esperienze e le fregature prese, sono ancora l’emozionabile Paola che si incazza come una iena per per i discorsi idioti di gente ipocrita che non vede più in là del suo naso; che si commuove davanti a un gesto gentile o a qualcosa di bello e si entusiasma per una scoperta o per qualcosa di nuovo.

Certo sono cresciuta maturata, un po’ meno incline a farmi fregare e più consapevole dei miei errori e di tutti gli aspetti del mio caratteraccio che devo ancora cercare di smussare, ma nel bene e nel male, con i miei pregi e difetti, la parte di me che è ancora in grado di emozionarsi non è cambiata e ne sono felice.

Per questo, se dovessi scegliere una canzone per il mio 2014 sceglierei questa:

Adesso comunque non mi resta che darmi da fare e vedere cosa mi porterà il 2015! Sono certa che sarà fenomenale!