Prima regola del Fight Club…

Ok, già sono un po’ in ritardo con il posto causa tentativo di rianimazione post abbuffata di Pasqua se poi mi metto a infrangere anche le regole (o almeno le prima due) del Fight Club direi che questo post non inizia certo nel migliore dei modi. Beh, ormai il danno è fatto no? Tanto vale quindi parlare di una RIlettura che mi sono goduta in questi giorni. Indovinate un po’ di che si tratta? Ovviamente di “Fight Club” di Chuck Palahniuck

Trama: L’anonimo protagonista di Fight Club è un giovane disilluso dalla cultura vacua e consumistica imperante nel mondo occidentale, che si trascina in una vita fatta di bugie e di fallimenti. La sua unica valvola di sfogo sono gli incontri clandestini di boxe nei sotterranei dei bar. In questo modo crede di aver trovato una strada per riscattare il vuoto della propria esistenza; ma nel mondo del pugilato non c’è posto per alcuna regola, freno o limite. A nessuno importa se vivi o muori.

“Fight Club” è di sicuro un libro che sicuramente non per tutti. Si tratta di una storia cruda raccontata attraverso il flusso di pensieri del protagonista, un viaggio nella sua mente che all’inizio potrebbe spiazzare per lo stile apparentemente “sconnesso”, ma che trascina una volta che ti rendi conto che questo romanzo non è assolutamente classificabile né per genere né per stile. É qualcosa che va oltre, una delirante e cinica visione della realtà, una violenta critica alla società moderna e consumistica.
È la seconda volta che lo leggo, ma anche questa volta è stato un pugno allo stomaco. 
Consigliato, ma solo se siete pronti a tutto.

p.s. Vediamo chi di voi conosce le regole del Fight Club. Tanto le ho già infrante… 😉

Il Perfect Day di Romy Hausmann

Avete presente quei romanzi che ti spiazzano completamente, lasciandoti a bocca aperta perché il finale ti porta a una rivelazione sconcertante capace di farti dubitare del tuo giudizio e delle tue capacità di deduzione? Ecco, Perfect Day di Romy Hausmann è proprio uno di questi romanzi, ma attenzione, non perché il finale riveli chissà quale sorpresa sul killer di cui la protagonista vuole scoprire l’identità, ma proprio per l’esatto contrario.


Trama: Dieci bambine scomparse nei dintorni di Berlino. Dieci piccoli corpi ritrovati nei boschi, in vecchie rimesse, in cantieri abbandonati. E un’unica traccia: una serie di fiocchi rossi appesi ai rami degli alberi, che guidano fino al luogo in cui giacciono le vittime. Sono passati quattordici lunghi anni dal primo omicidio e finalmente la polizia stringe il cerchio intorno al presunto colpevole: il filosofo di fama mondiale Walter Lesniak, ribattezzato dalla stampa il “Professor Morte”. Ma dal momento dell’arresto, quello che un tempo era uno stimato docente universitario, sembra paralizzato dallo shock e aver perduto una delle fondamentali capacità dell’uomo: la parola. Più lui tace, più le cose si complicano. C’è solo una persona che non crede alla sua colpevolezza: sua figlia Ann, determinata a provare l’innocenza di quel padre straordinario, affettuoso e protettivo, e a scoprire chi è il vero killer. Un viaggio che la porterà a esplorare i lati più oscuri dell’animo umano.

Ho trovato questo romanzo spiazzante e di sicuro particolare non tanto per la complessità della trama, ma perché è un’opera che ti porta in una direzione per poi deviare del tutto in maniera davvero inaspettata.
Ti fa credere che la storia si svilupperà in un certo modo e che presto arriverà il colpo di scena finale per poi rivelarti che in realtà le cose erano esattamente come sembravano. Un libro scorrevole, il cui difetto principale forse sta in una parte iniziale piuttosto lunga rispetto a un finale che si sviluppa un po’ troppo veloce. Da non mettere in cima alla lista delle priorità, ma sicuramente una piacevole lettura.

Crichton e lo stato di Paura

Chi mi conosce bene (molto bene) sa che adoro Michael Crichton e i suoi lavori, amo la sua scrittura accurata e dettagliata nata da un attento studio della materia trattata. Proprio per questo, ovviamente, non potevo esimermi dal leggere “Stato di Paura” nel quale Crichton affronta l’importante (e delicato) tema dell’emergenza climatica.

Trama: A Parigi un fisico viene assassinato dopo aver eseguito un esperimento per una bella visitatrice. Nella giungla della Malesia, un misterioso imprenditore fa costruire un impianto di cavitazione dalle caratteristiche molto particolari. A Vancouver una fantomatica società affitta un mini-sommergibile da utilizzare nelle acque della Nuova Guinea. E a Tokyo un agente segreto cerca di capire che cosa significa tutto questo. Così inizia “Stato di paura”, il romanzo più ambizioso di Michael Crichton.

Sebbene questo romanzo parta in maniera forse un po’ spiazzante, una volta ingranata, la storia trascina in una fusione perfetta di azione e riflessione sia sulle tematiche ambientali che sulle organizzazioni che (in teoria) dovrebbero impegnarsi s risolvere il problema del surriscaldamento globale. Il punto forte di questo libro è proprio il suo portare alla riflessione, il suo indurre a porsi delle domande. Man mano che si procede nella lettura, il lettore viene spinto a dubitare di ciò che crede di sapere e ad approfondire le proprie conoscenze (in questo caso proprio dei problemi legati all’inquinamento e al surriscaldamento globale) attraverso uno studio più accurato, senza limitarsi al sentito dire o alle informazioni superficiali.
Un romanzo che consiglio vivamente e che, secondo me, può aiutare a sviluppare un maggior senso critico verso noi stessi e verso ciò che pensiamo di conoscere.