I Cent’anni di Solitudine di Gabriel Garcia Marquez

Avete presente quei libri che avete paura di iniziare a leggere perché temete essere così pesanti e lenti da non riuscire a finire di leggerli? Beh, pensavo che “Cent’anni di solitudine” di Gariel Barca Marquez fosse uno di questi libri. Sapete una cosa?

Mi sbagliavo alla grande.

Trama: Da José Arcadio ad Aureliano Babilonia, dalla scoperta del ghiaccio alle pergamene dello zingaro Melquíades finalmente decifrate: cent’anni di solitudine della grande famiglia Buendía, i cui componenti vengono al mondo, si accoppiano e muoiono per inseguire un destino ineluttabile. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, sorretto da un linguaggio portentoso e da un’inarrestabile fantasia, Gabriel García Márquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, il mitico villaggio sperduto fra le paludi, creare un vero e proprio paradigma dell’esistenza umana. In questo universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, galleggia una moltitudine di eroi predestinati alla sconfitta, cui fanno da contraltare la solidità e la sensatezza dei personaggi femminili. Con la sua forza, il suo bagaglio di visioni e di prodigi, con la sua capacità di reinventare il mondo, “Cent’anni di solitudine” è il libro rivelazione che ha rivoluzionato il modo di narrare e ha aperto alla forma romanzo una nuova stagione di successi. Un capolavoro insuperato e insuperabile, un racconto tra i più amati di ogni tempo, un «romanzo ideale», secondo le parole dello stesso autore, «capace di rivoltare la realtà per mostrarne il rovescio».

Che dire, bello oltre ogni aspettativa. Una storia familiare sulla ciclicità della vita e sull’ineluttabilità della sorte che condanna i protagonisti a un’eterna solitudine, ma anche una rielaborazione in chiave “fantastica” della storia colombiana che rapisce e trascina. Non è un libro “semplice” perché comunque si tratta di una storia che si spinge attraverso diverse generazioni, con nomi e intrecci che si ripetono, non sempre facili da ricordare e associare. 
Nonostante questo, però, è scritto in maniera straordinaria ed è capace quindi di coinvolgere il lettore rendendo anche credibili persino le situazioni più volutamente assurde e grottesche. 
Non lo consiglierei a tutti, ma da provare a leggere almeno una volta nella vita.

Quando Poirot va in vacanza in Egitto.

l primo libro di Agatha Christie che ho letto stato “Dieci piccoli indiani” ed è bastato a farmi innamorare di questa scrittrice. Per questo, durane le vacanze, ne ho approfitta per “conoscere” uno de suoi protagonisti più famosi: Hercule Poirot. Il risultato? Agatha Christie è entrata ufficialmente nella classifica dei miei cinque autori preferiti.

Trama: Un lussuoso battello, il Karnak, naviga sul Nilo. A bordo, riunito dal destino e dalla curiosità per il paesaggio esotico delle Piramidi, un eterogeneo insieme di viaggiatori. Linnet Ridgeway, la personalità che domina il gruppo, è la ragazza più ricca d’Inghilterra, in viaggio di nozze con il marito Simon Doyle: una donna di grande fascino, abituata a essere sempre al centro dell’attenzione. Chi non la perde mai d’occhio è Jacqueline de Bellefort, ex migliore amica di Linnet ed ex fidanzata di Simon, di cui è ancora “fin troppo innamorata”, che ha seguito la coppia per tormentarne la luna di miele. Attorno a questo esplosivo trio gravitano altri passeggeri: un giovane rivoluzionario, l’amministratore dei beni di Linnet, una scrittrice con la figlia, un colonnello britannico all’inseguimento di una spia, un archeologo italiano. Ciascuno ha una storia e un segreto da custodire, accuratamente nascosto dietro una facciata di rispettabilità e perbenismo. E poi c’è lui, il principe degli investigatori, il celebre Hercule Poirot, per una volta tanto in vacanza. Ma come in altre occasioni il suo ozio non dura molto: nel giro di poche ore, infatti, a bordo del Karnak si consumano due delitti, e la tranquilla crociera si trasforma nella disperata caccia a un assassino diabolicamente astuto.

Che dire,Poirot sul Nilo è un romanzo che ti tiene incollato alle pagine, spingendoti a leggere per sapere chi e come, per districare l’intricata matassa creata da Agatha Christie. Una storia dove (citando Alice) niente è come è e tutto è come non è, in cui anche i momenti forse un po’ più lenti o incomprensibili non sono altro che pezzi magistralmente e volutamente inseriti dall’autrice per la realizzazione di un puzzle complesso e accattivante. Hercule Priori poi è un personaggio straordinario, geniale, arguto e (sotto certi aspetti) piuttosto narcisista, una persona giusta, ma dotata di della brutale sincerità che o te lo fa amare o te lo fa odiare. Consigliatissimo.

The Chain: l’agghiacciante (ma non troppo) catena d Adrian McKinty

Ci sono romanzi che compri un po’ per una serie fortuita di eventi, magari perché ne hai letto bene in un post di Instagram o perché, come in questo caso, perché lo hai trovato in offerta e la trama ti ha catturato abbastanza da farti venire voglia di leggerlo. Ho voluto provare “The Chan” proprio per la storia, che porta inevitabilmente a porsi una delle domande forse più difficili e allo stesso tempo semplici che un essere umano possa farsi: cosa saresti disposto a fare per salvare tuo figlio?

Trama: Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà. La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà. Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l’impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato. Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa…”.

Il romanzo di McKinty si divide in due parti: la prima, più lineare, è incentrata sul rapimento della giovane Kylie e sui tentativi della madre Rachel di salvarla rispettando le crudeli indicazioni de suoi rapitori. La seconda invece, mostra come “la catena” continui a perseguitare Rachel e la sua famiglia anche dopo la fine del rapimento e i tentativi della donna di liberarsi definitivamente di essa. Proprio quest’ultima parte, rappresenta quello che potrei definire “l’anello debole”.

Se durante il rapimento di Kylie, ci si trova a empatizzare molto sia con lei che con la madre Rachel, avvertendo quasi quel clima di terrore e angoscia che le sta consumando, ecco che nella seconda parte del romanzo tutto sembra svolgersi in maniera fin troppo sbrigativa e semplicistica. La Catena perde la sua aura di mistero così come i suoi creatori che risultano piuttosto deludenti, non tanto per la loro storia (che viene descritta piuttosto bene) quanto per la fretta e la banalità con cui in pratica vengono “scoperti” nella parte finale. La tensione che c’era nei primi capitoli, infatti, si perde quasi del tutto a favore di una risoluzione frettolosa delle cose. Sia chiaro: non è un brutto romanzo. Solo che non lo metterei tra le priorità di lettura, ma mi limiterei a consigliarlo come “riserva” quando non si ha molto altro da leggere.