Due parole su “Ringo: chiamata alle armi” di Roberto Recchioni.

Edito da Multiplayer Edizioni, “Ringo: chiamata alle Armi” è un wester post-apocalittico scritto da Roberto Recchioni e illustrato da Emiliano Mammuccari che si colloca tra la prima e la seconda stagione di Orfani (quindi tra Orfani e Ringo) sebbene, a mio avviso, possa essere letto in maniera indipendente dalla serie a fumetti della Bonelli e apprezzato anche dai “neofiti degli Orfani”.

Con un stile scorrevole e un ritmo serrato, “Ringo” è una lettura veloce ( l’ho finito in poco più di un giorno), ma allo stesso tempo intensa, capace di mostrare in maniera vivida la cruda realtà in cui vive il protagonista.

Un omaggi che non tutti forse noteranno, ma che personalmente ho apprezzato molto, è quello  fatto alla bellissima ballata di De André  “Il Pescatore”. La prima parte del romanzo, infatti, ha come titolo “Venne alla spiaggia un pistolero” ed è una rielaborazione della canzone alla quale viene data poi una continuazione seguendo l’idea che il pescatore non risponda volutamente ai due poliziotti per solidarietà con l’assassino o, in questo caso, con il pistolero.

Se proprio devo trovare un aspetto negativo, però, proprio a causa della velocità e del ritmo con cui si svolgono gli eventi, non sono riuscita a farmi coinvolgere emotivamente da alcuni personaggi, apparsi (e scomparsi) forse un po’ troppo velocemente nella vita di Ringo. I contenuti Extra inoltre sono solo ulteriori illustrazioni con delle citazioni del romanzo stesso, cosa che magari a non tutti potrebbe far piacere (ma visto che non era certo per quelli che ho preso il libro, come si dice dalle mie parti, ‘sti cazzi).

Una lettura accattivante quindi, alla quale secondo me bisognerebbe approcciarsi con l’idea di star leggendo una sorta di “fumetto senza vignette”, arricchita inoltre dalle illustrazioni di Mammuccari, non tante quanto mi sarei aspettata, ma sicuramente meravigliose.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉

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Due parole su: Metro 2035 di Dmitry Glukhovsky

Pubblicato in Italia da Multiplayer Edizioni, il terzo capitolo della saga post-apocalittica di Dmitry Glukhovsky riprende quasi direttamente le vicende del primo romanzo Metro 2033 creando una sorta di ponte di collegamento con il successivo Metro 2034. Allo stesso tempo però,  si discosta in parte dai precedenti capitoli perdendo l’elemento prettamente “fantastico” per sfociare in una distopia cruda e violenta.

Trama:

Da quando una guerra nucleare ha devastato la Terra, gli ultimi moscoviti hanno cercato di sopravvivere costruendo una nuova civiltà nelle profondità della vecchia rete della metropolitana. Questa presunta sicurezza, però, si dimostra presto ingannevole: infatti, due anni dopo essere stati salvati da Artyom, gli abitanti sono minacciati da epidemie che mettono a rischio l’approvvigionamento di cibo e da conflitti ideologici sempre più gravi. L’unica salvezza pare risiedere in un ritorno in superficie: ma questo è ancora possibile? Contro ogni logica, Artyom tenta un viaggio senza speranza apparente verso un mondo il cui silenzio misterioso nasconde un terribile segreto…

 

Quello che forse mi ha lasciata un po’ perplessa di questo romanzo, o forse meglio dire spiazzata, è stata proprio la totale eliminazione dell’aspetto “horror” (I mostri! Perché mi avete tolto i mostri? 😦 ) a favore di quello politico. Gli elementi politici e le diverse ideologie presenti nella storia sono comunque sviluppati e inseriti magistralmente un’ambientazione cupa e realistica capace di trasmettere la giusta sensazione di ansia e claustrofobia. Lo stile inoltre è rimasto lo stesso dei precedenti capitoli e mantiene un ritmo equilibrato che certo non sarà da cardiopalma, ma che comunque non annoia né stufa il lettore.

Consiglio quindi comunque di leggerlo a chi ha già avuto modo di godersi i precedenti romanzi della serie, ma di approcciarsi ad esso con la consapevolezza di star leggendo qualcosa di decisamente diverso.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉