Geralt di Rivia e il Tempo della Guerra.

La saga di “The Witcher” è diventata famosa al grande pubblico prima con i videogiochi, poi con la serie Netflix. Geralt di Rivia però non è nato tra consolle e tv, ma tra le pagine di una serie di libri scritti dall’autore polacco Andrzej Sapokowski.

Trama: Tre ombre cavalcano nella notte. Sono tre sicari, lanciati all’inseguimento della loro prossima vittima. Tuttavia non sanno di essere a loro volta seguiti da una creatura più forte e più resistente di qualsiasi essere umano: Geralt di Rivia, l’assassino di mostri. In circostanze normali, lo strigo non si sporcherebbe le mani per eliminare dei comuni criminali, ma stavolta è diverso. Perché quei tre sono stati assoldati per uccidere la principessa Ciri e, se ci riusciranno, il mondo intero sarà perduto: Ciri è la Fiamma di Cintra, la maga di cui parlano le profezie, l’unica forza in grado di contrastare i piani dello spietato imperatore di Nilfgaard e di riportare la pace tra i popoli della terra. Per questo è essenziale che Ciri arrivi sana e salva sull’isola di Thanedd, dove si stanno radunando tutti gli altri maghi. E Geralt è disposto a ogni sacrificio pur di proteggere il suo cammino. Però nessuno può immaginare che la principessa non sarà al sicuro nemmeno sull’isola. Sebbene sia difesa da incantesimi potentissimi, le spie di Nilfgaard sono infatti sbarcate persino in quel luogo isolato. E adesso sono in attesa, pronte a colpire….

“Il Tempo della Guerra” è un libro di mezzo che prosegue le vicende de “Il Sangue degli Elfi” e fa da apripista a “Il battesimo del fuoco”. Sebbene vincolato alle precedenti opere, si tratta comunque di un romanzo scorrevole, a tratti crudo, dove il principale protagonista non è Geralt bensì la guerra stessa. Nonostante questo però, a spiccare è anche Ciri che, nella parte finale, è sicuramente il personaggio che subisce la maggior crescita e approfondimento in tutto il romanzo. Una storia intensa che consiglio vivamente di recuperare assieme a tutti gli altri libri di Sapkowski se avete anche solo in parte amato la serie “The Witcher”. Se invece la serie non vi è piaciuta… beh, recuperate comunque i libri. Potresti cambiare idea. 😉

Follettiana: piccole storie del popolo fatato.

In passato avevo già parlato di un libro di ABEditore e di come questa casa editrice metta molta cura non solo nei contenuti delle sue opere, ma anche nell’estetica, arrivando a creare dei libri che hanno il profumo dei volumi antichi, quelli che non solo hai piacere a leggere, ma anche a esporre in libreria. Di recente ho avuto modo di leggere e apprezzare un altro libro di questo editore ovvero “Follettiana”.

Si tratta di una splendida raccolta di racconti, alcuni molto brevi, che attingono alle più antiche tradizioni legate al popolo fatato. In questo caso non parliamo però di favole, o meglio non di favole intese nel modo in cui la maggior parte di noi intendono. Per quanto non si perda l’aspetto legato alla morale e all’insegnamento, le storie raccontate, infatti, sono piuttosto inquietanti se non macabre (non molto adatte ai bambini quindi) e il lieto fine non è mai scontato o garantito. “Follettiana” è un libro che si legge velocemente, ma che mostra il popolo fatato nel suo aspetto più “vero” quello delle origini, spiegate anche in un ottimo saggio introduttivo che ne mostra anche l’evoluzione nel corso della storia. Degne di nota sono anche le tavole e le piccole illustrazioni che impreziosiscono ulteriormente questo volume, trasmettendogli quel “profumo” antico e prezioso tipico dei volumi di questa particolare casa editrice. Felicissima di averlo letto e comprato.

Quando un indovino disse…

Molti vorrebbero conoscere il proprio futuro, conoscere in anticipo i pericoli imminenti per poterli evitare e mettersi al sicuro. E se un indovino vi mettesse in guardia dal rischio di un incidente aereo? Lo ascoltereste o lo ignorereste prendendolo per un ciarlatano? Tiziano Terzani, ha deciso di ascoltarlo e di non prendere l’aereo per un intero anno, viaggiando in treno, via mare e a qualsiasi mezzo possibile attraverso l’asia e non solo riscoprendo qualcosa che molti di non non solo hanno perso, ma forse mai nemmeno vissuto: l’emozione del viaggiare davvero.

Trama: Nella primavera del 1976 un vecchio indovino cinese avverte Terzani: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». Dopo tanti anni il grande giornalista non dimentica la profezia, ma anzi la trasforma in un’occasione per guardare al mondo con occhi nuovi: decide infatti di non prendere aerei per un anno, senza tuttavia rinunciare al suo mestiere di corrispondente. Il 1993 diventa così un anno molto particolare di una vita già tanto straordinaria: spostandosi in treno, in nave, in auto, e talvolta anche a piedi, Terzani si trova a osservare paesi e persone della sua amata Asia da una prospettiva nuova, e spesso ignorata.

In questo libro, Terzani ci porta in viaggio con sé, mostrandoci i cambiamenti (non sempre positivi) di un’Asia sempre più vicina all’Occidente, ma anche un po’ più lontana dalla propria cultura e dalle proprie tradizioni. Un’Asia dove però rimangono vive credenze e superstizioni che Terzani ci mostra attraverso gli incontri con diversi indovini, alla ricerca forse di una conferma a quella passata predizione che lo aveva messo in guardia dagli aerei o forse solo per capire cosa spinge le persone a rivolgersi a sconosciuti per conoscere il proprio futuro e i meccanismi dietro le loro predizioni. Un viaggio incredibile fatto di incontri ed esperienze narrate con mente aperta e curiosa, ma sempre e comunque sincera, ma soprattutto raccontate da una persona che ama profondamente l’Asia e che riesce a trasmettere il proprio amore (e ahimè a volte anche la propria delusione) in ogni pagina. Vale davvero la pena viaggiare con Terzani.