The Michael J. Fox Show

Volevo scrivere un post su Capita Harlock, ma ho cambiato idea preferendo parlare di una serie televisiva anch’essa in qualche modo legata a un mio mito personale.
Chi di voi non ha visto la trilogia di Ritorno al Futuro? Chi? Eh?
Beh, se non l’avete vista (sacrilegio!) sbrigatevi a rimediare e di certo capirete perché adoro Marty McFly e perché sono stata davvero tanto felice di sapere del ritorno in un ruolo da protagonista di Michael J. Fox.

The Michael J. Fox Show

Sto parlando di “THE MICHAEL J. FOX SHOW”  una serie che vede appunto il ritorno dell’attore dopo che nel 2000 fu costretto ad abbandonare quasi del tutto il suo lavoro di attore a causa dell’aggravarsi del Parkinson diagnosticatogli nel ’91.
Vagamente ispirata alla vita stessa di Michael J. Fox, la sitcom racconta le vicende di Mike Henry, giornalista della NBC malato di Parkinson impegnato a gestire la propria malattia, il lavoro e una famiglia piuttosto turbolenta.

Sono rimasta davvero folgorata da questa serie soprattutto per il modo in cui Michael J. Fox riesce a scherzare sulla sua condizione mettendo in evidenza  (e quindi dando spunto di riflessione) le difficoltà che si trovano ad affrontare i malati di Parkinson in maniera sempre ironica e mai pesante.
Un grande attore che a mio avviso rappresenta la prova vivente di come si debba reagire alla sofferenza e cercare di sorridere davanti ad essa per trovare il modo di risollevarsi.

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Ma la serie non è solo “Michael J. Fox”:
A Mike Henry infatti si uniscono altri personaggi altrettanto divertenti, quasi caricaturali (fantastico il figlio maggiore che ha lasciato l’università per fare i milioni creando un motore di ricerca), ma che comunque danno ulteriore slancio a una sceneggiatura divertente e dinamica.

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Un telefilm che quindi consiglio vivamente e che spero davvero possa arrivare al più presto anche qui in Italia (l’ho visto infatti in inglese sottotitolato).

Questa ovviamente è la mia opinione… liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

Una dedica per il nuovo anno

Durante l’ultimo dell’anno sono molte le canzoni che vengono riesumate e che ascoltiamo anche per solo per caso. A me è capitato di sentirne una che mi ha fatto venire in mente molte cose che ho visto e sentito in questi miei cinque anni in mezzo ai libri. Per questo ho deciso di fare una dedica un po’ particolare:

Agli editori che non pagano gli autori e a quelli che si fanno pagare per la pubblicazione.
A quelli per i quali la qualità di un testo è solo un optional e a quelli che sfruttano il lavoro di editors e grafici.
Agli editors improvvisati che non hanno la più pallida idea di quello che dovrebbe essere il loro lavoro e a quelli che trattano i romanzi altrui senza il minimo rispetto.
A coloro che pensano che fare i traduttori sia fare copia e incolla da google translate.

Agli autori che credono di non avere più niente da imparare e a quelli che parlano male di un editore solo perché li ha rifiutati senza pensare che forse il loro romanzo non è poi il capolavoro che credevano.
A quelli che preferiscono fare una polemica per ogni critica piuttosto che provare a trarre il meglio da essa.
Agli scrittori che  difendono editori a pagamento solo perché… boh… magari non vogliono far la figura dei fessi e a chi si finge un autore per difendere la propria casa editrice a pagamento.

Agli scrittori, illustratori, grafici e artisti vari, che guardano tutti dall’alto in basso sentendosi portatori della verità assoluta e sono talmente presuntuosi da non saper cogliere l’importanza delle opinioni altrui.

Ai blogger affamati di visualizzazioni e a quelli affamati di polemiche.
A quelli che scrivono solo per avere un libro gratis e si incazzano con gli editori perché magari mandano loro un romanzo in ebook e non in cartaceo.
Ai blogger che preferiscono insultare gli altri piuttosto che impegnarsi a rendere ogni giorno migliore il loro lavoro.
A chi scrive stroncature sterili e prive di argomentazioni e a chi loda un romanzo solo per ingraziarsi l’editore.

A chi sputa veleno nascondendosi dietro a un nickname e a quelli che vivono solo nella speranza di avere quanti più “mi piace” su facebook.
A chi preferisce un giorno di fama a una vita di amicizia e
a chi le amicizie le sceglie solo in base alla fama che possono dar loro di riflesso.

A me stessa perché di stronzate nel 2013 ne ho fatte tante anch’io e quindi me lo merito.

A tutti questi “professionisti” dedico questa canzone e il mio più sincero

VAFFANCULO!