Jurassic World e il ritorno della meraviglia.

Lo scorso martedì sono finalmente andata a vedere un film che aspettavo da tanto, tanto tempo: Jurassic World. La prima volta che ne ho sentito parlare, ammetto di aver avuto paura. Fin da piccola ho adorato Jurassic Park (qui un mio articolo sul primo film), uno di quei film che ancora oggi, rivedendolo, riescono a provocare in me un profondo senso di stupore e meraviglia. Dopo la cocente delusione di Jurassic Park 3 però, ero piuttosto dubbiosa davanti a questo quarto capitolo. Porcaccia quanto mi sbagliavo!

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Ammettiamolo, era da tanto che tutti i fan desideravano vedere l’apertura del parco, ma mai mi sarei aspettata che vederlo davvero potesse entusiasmarmi tanto. A ogni scena mi sono sentita tornare la bambina che allo stesso tempo si emozionava e si spaventava nel vedere gli spettacolari dinosauri e credo sia questo che mi fa dire con assoluta certezza che Jurassic World è assolutamente un film ben riuscito che, almeno per me, ha pienamente raggiunto il suo scopo, soddisfacendo ogni mia aspettativa.

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Confesso poi che mi sono perfino commossa davanti alle numerosi citazioni e collegamenti che legano Jurassic World a Jurassic Park.

Oltre alla colonna sonora, nel film sono sparsi numerosi omaggi e dettagli che creano un meraviglioso senso di continuità con la pellicola originale a partire ovviamente dal maestoso portone d’ingresso.

All’inizio, poi, quando la gente arriva nel padiglione principale del parco, oltre alla statua commemorativa di Jhon Hammond, in una delle schermate appare Mr. DNA. Non sono riuscita a trattenere un sorriso.

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Una lacrima invece, mi è scesa quando i due ragazzini coprotagonisti sono entrati in quella che era la vecchia sede centrale del primo parco.

Il posto era disabitato e invaso dalla vegetazione e dall’abbandono, una desolazione capace di trasmettermi profonda nostalgia e allo stesso tempo di darmi maggiore consapevolezza di quanto tempo è passato da quell’ormai lontano 1993.

Giuro che quando ho visto il dipinto del velociraptor sulla parete del centro abbandonato, quasi mi aspettavo di veder comparire l’ombra del vero animale come nel primo film.

Ancora una volta poi, ho sorriso nel rivedere gli occhiali a infrarossi un tempo indossati dal piccolo Tim e le mitiche Jeep del vecchio staff.

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E poi c’è lui, il dottor Wu, l’unico personaggio presente anche nel primo film, scienziato che ha contribuito anche alla creazione di Jurassic World e che, da come si svolgono poi le cose (non faccio spoiler) potrebbe essere il filo conduttore anche per un ulteriore seguito.

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Un viaggio nei ricordi, quindi, ma allo stesso tempo un’avventura ricca di adrenalina e tensione, con scene che ti d’anno l’impressione di entrare nel vivo dell’azione e creature spettacolari e terrificanti. In primis ovviamente c’è il tento criticato “ibrido” creato unendo diverse specie in laboratorio: l’Indominus Rex, un dinosauro spettacolare, intelligente e con un forte istinto di uccidere, creato per un motivo che ho trovato (seppur estremizzato) piuttosto corretto e ragionato ovvero seguire quella che è una legge di mercato.

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Dopo alcuni anni dall’apertura del parco, infatti, il pubblico ormai è sempre più insensibile allo spettacolo dei dinosauri, (ne è una prova come le persone guardano quasi entusiaste i dinosauri carnivori nutrirsi), vuole di più e quindi chi vende “il prodotto dinosauri” deve dare loro di più per mantenere alti gli incassi.

Quelli che ho amato di più comunque sono gli straordinari velociraptor. In questo film viene sviluppato il concetto dell’imprinting accennato nel primo film, secondo il quale i dinosauri creano un legame con il primo essere vivente che vedono.

L’imprinting e la straordinaria intelligenza di questi animali ha permesso in qualche modo di creare con Owen , il protagonista interpretato da Chris Pratt, di “ammaestrarli”. Eppure, nonostante questa novità, i raptor non perdono comunque loro la ferocia e la pericolosità che li ha resi senza alcun dubbio i miei preferiti.

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Ah! Non preoccupatevi se il T-Rex non avrà la parte da protagonista che aveva negli altri film: nel finale saprà farsi valere 😉

Un film che consiglio assolutamente soprattutto a chi ha amato e si è entusiasmato per il primo Jurassic Park anche se voi, ovviamente, siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

La trilogia di Scarlet, una magia fatta di emozioni.

 

Finalmente, dopo una lunga attesa, ho avuto l’occasione di leggere “La Terza Luna”, ultimo capitolo della trilogia di Scarlett, scritta da Barbara Baraldi.

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Prima ovviamente mi sono riletta i due capitoli precendenti godendomi così finalmente l’intera triloga nella sua interezza e apprezzandone così ogni dettaglio a partire dalla bellissima storia d’amore tra Scarlett e il mezzo demone Mikael, una storia di quelle che fanno battere il cuore e sognare ad occhi aperti, ma allo stesso tempo incredibilmente reale nelle sue imperfezioni, nel loro avvicinarsi e allontanarsi a causa di paure e insicurezze.

Trama:

Scarlett ha sedici anni e un nome rosso come il fuoco ma sono due occhi di ghiaccio a trafiggerle il cuore. Quando vede Mikael, il bassista dei Dead Stones, sul palco al concerto della scuola, capisce subito che niente sarà più come prima. È irresistibile, talmente bello da non sembrare vero. Anche Mikael sembra essere attratto da Scarlett, eppure un attimo dopo la respinge come se un’ombra misteriosa incombesse su di lui e non gli permettesse di abbandonarsi ai sentimenti. Il giorno in cui il bibliotecario della scuola viene assassinato da una creatura soprarnnaturale, Scarlett scopre il segreto di Mikael. Non è umano, lui è un Guardiano, un Mezzo Demone. Il suo compito è difendere gli umani dalle incursioni dei Demoni, preservando così l’equilibrio tra i due mondi. L’amore tra Mikael e Scarlett è impossibile. Se il ragazzo si abbandonasse fino in fondo alle passioni la sua componente demoniaca prenderebbe il sopravvento, rischierebbe di precipitare all’inferno e di compromettere per sempre la sua missione sulla Terra. Mentre la guerra tra Demoni e Guardiani si fa ogni giorno più accesa, Mikael e Scarlett insieme devono combattere per salvare il loro amore. Un amore talmente grande da rendere, forse, possibile

Ciò che ho amato di più di questa saga é che, al di là degli elementi sovrannaturali, sono le emozioni a muovere i diversi personaggi, emozioni umane che non hanno niente di sovrannaturale, ma che attraverso le parole fluide e delicate della Baraldi prendono vita in maniera vivida e intensa.

Proprio attraverso di esse, la realtà quotidiana, i problemi in famiglia e con gli amici di Scarlett e la realtà magica e demoniaca di Mikael, Vincent e Ofelia si fondono in un’armonia complessa permettono al lettore di entrare in profonda empatia con tutti i suoi protagonisti.

Un’altra cosa che ho apprezzato molto del libro è che è davvero facile affezionarsi perfino ai suoi personaggi secondari (cosa da non dare mai per scontata) in particolare alle amiche di Scarlett, Genziana e Caterina, due personaggi splendidi che in qualche modo crescono al fianco della protagonista fino all’intenso e toccante terzo capitolo.

Ed è proprio la terza luna il volume più sorprendente della trilogia, quello che trascina e cattura al lettore fino al commovente finale. Per i lettori accaniti delle opere della Baraldi poi, la Terza Luna riserva una graditissima sorpresa, due guest stars per le quali sono letteralmente saltata dalla sedia nel ritrovarle (non faccio spoiler, ma ringrazio enormemente Barbara per la loro apparizione) e che fanno sperare in un ritorno dei personagg di Scarlett in altre opere anche solo per brevi comparsate (o almeno io ci spero davvero tanto).

Un libro intenso quindi, per tutti quelli che amano le storie ben costruite e ricche di citazioni musicali e letterarie, quelle che partono da un’attenda documentazione e che unicono storia, realtà e immaginazione in maniera perfetta e armoniosa. Un’opera per tutti quelli che desiderano ancora emozionarsi e lasciarsi toccare da sentimenti veri, racchiusi nel cuore di una realtà magica capace di lasciare col fiato sospeso.

Io ovviamente consiglio di leggerlo, ma voi ovviamente siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio ;P