Humanlike: quando gli androidi diventano più umani degli umani.

Nello sconfinato universo dei libri sono molti i generi e i sottogeneri più o meno conosciuti che a volte riservano davvero delle piacevoli sorprese. Con “Humanlike” di Yaranilde mi sono avventurata in un genere per me un po’ insolito: il cyberpunk.

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In questa raccolta di racconti, edito dalla Mela Avvelenata e disponibile in formato eBook, protagoniste indiscusse sono le donne “non umane”, ginoidi fatti di metallo che spesso però si rivelano essere molto più umane degli individui in carne ed ossa con cui si trovano ad avere a che fare. Tema portante che sorregge tutti i racconti infatti è proprio l’umanità di queste “macchine”, un umanità che non è un diritto di nascita generato dalla sostanza del corpo, ma un dono scaturito dai sentimenti e dalle emozioni che, ci rivela l’autrice, perfino un androide può provare.

Lo stile dell’autrice è fluido, ma allo stesso tempo consapevole di quello di cui sta parlando, ricco di tecnicismi e citazioni che però non risultano mai eccessive o casuali. Se proprio dovessi trovare un difetto a questa antologia direi che avrei preferito che alcuni racconti venissero sviluppati maggiormente (ad esempio Steam Lady o Dark Vision mi sono sembrati un po’ troppo bruschi nel finale), ma per il resto devo ammettere che “Humanlike” è stata davvero una bella lettura che consiglio anche ai non amanti del genere. All’inizio infatti la prefazione di Claudio Cordella offre una panoramica chiara e precisa di questo particolare genere e di ciò che ci si appresta a leggere, perfetta anche per un “profano”.

Tra i racconti che ho più apprezzato ai primi due posti si piazzano “Assassina”, a tratti piuttosto crudo e spietato (come piace a me), e “Favola Meccanica”, geniale per i contenuti (non faccio spoiler) e pieno di una dolcezza infantile e in parte malinconica.

Piccola nota di apprezzamento va anche al fatto che la protagonista dell’ultimo racconto porti lo stesso nome usato dall’autrice come pseudonimo quasi a simboleggiare la sua stessa appartenenza agli universi da lei creati.

O forse, chissà, magari a scrivere questi racconti è stata davvero una ginoide proveniente da un futuro remoto, tornata indietro per ricordarci l’importanza e la profondità di ciò che ci rende davvero umani.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Se non siete d’accordo siete liberi di non prendermi troppo sul serio. 😉

 

 

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