Striges, la voce dell’ombra e la magia di Barbara Baraldi

Certi romanzi hanno il grosso “difetto” di portarti a perdere preziose ore di sonno costringendoti poi a faticose levatacce, seguite da interminabili ore di trucco per nascondere le occhiaie e tentativi inutili di fare qualsiasi cosa tenendo gli occhi aperti. Sono quei romanzi che, quando ti metti a leggerli la sera a letto,  vai avanti finché non cominci a ripeterti “ancora dieci pagine e chiudo” per poi ritrovarti all’una di notte con gli occhi gonfi di sonno, un centinaio di pagine lette e  solo sei ore prima del suono della sveglia. Sono quei libri insomma che provocano una forte dipendenza dalla quale è molto difficile liberarsi.
Striges, la voce dell’ombra è sicuramente uno di questi.

Striges

Trama:

Zoe sognava di ribellarsi al suo destino di strega e inseguire la libertà insieme a Sebastian, l’Inquisitore di cui è innamorata, il suo carnefice. Ma la moto su cui stanno fuggendo finisce fuori strada, e Zoe si risveglia dopo un lungo coma in un luogo ignoto. Non ricorda nulla dell’incidente, né dove si trovi Sebastian. Solo un nome mai pronunciato dalle sue labbra ricorre nei deliri della febbre: Adam. Chi è lo sconosciuto emerso dall’inconscio di Zoe? E chi sono le creature che popolano i corridoi del Santuario, l’istituto in cui le streghe della Sorellanza l’hanno accolta affinché compia il suo apprendistato? Semidei, vampiri, fate, mutaforma e ogni creatura perseguitata trovano asilo tra le mura dell’Accademia. Ma Zoe non avrà pace finché non realizzerà il solo incantesimo che le stia a cuore: ricostruire il proprio passato e ritrovare il suo grande, impossibile amore.

Ho sempre pensato che i romanzi di Barbara Baraldi fossero dotati di una sorta di potere, un incantesimo capace di rapirti e farti immergere completamente nelle parole racchiuse nelle loro pagine.
Da straordinaria maga delle parole qual è, anche in questo caso la Baraldi è riuscita compiere la sua magia
All’inizio, quando Zoe si risveglia in un luogo sconosciuto, priva di memoria e della possibilità di muoversi liberamente, ecco che l’incantesimo mi ha trasmesso un senso di spaesamento, quasi di angoscia claustrofobica che poi, man mano che la trama si dipana, si è infranta in una miriade di emozioni differenti, ma tutte allo stesso modo intense e travolgenti.
Ho pianto come una disperata alla morte di Misha, ho sorriso e gioito per il suo ritorno e nel ritrovare vecchi e nuovi amici; sono stata travolta dall’intensità del desiderio di Zoe per il misterioso Adam così come  ho provato il suo tormento per il suo rimorso nei confronti di Sebastian e di tutti gli amici che ha abbandonato per seguire il suo amore.
Sono rimasta a bocca spalancata, ho trattenuto il fiato e ho sussultato a ogni rivelazione, a ogni nuovo dettaglio svelato.
E poi è arrivato il finale, pieno di una dolcezza intensa e commovente e di una sorpresa che mi ha strappato lacrime di pura gioia.

Un romanzo che mi ha toccata e che consiglio vivamente non solo a chi ama le belle storie d’amore, ma anche a chi sa apprezzare le storie ben costruite e i personaggi fortemente umani nella loro fragilità, ma allo stesso tempo dotati di quella forza magica che li fa restare nel cuore facendoli sentire come cari amici.
Voi comunque siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

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