Due parole su “La Città Intera” di Alessia Palumbo.

Quante volte avete comprato un libro a scatola chiusa? Quante volte vi è capitato poi di pentirvi dell’acquisto? A me diverse volte. Ne ho prese tante di fregature letterarie, ma allo stesso modo ho avuto la fortuna di trovare piccoli gioielli, opere che mi hanno rapita e, devo ammettere, piacevolmente sorpresa. Tra questi “piccoli gioielli” c’è “La Città Intera” primo volume della saga de “I Due Regni” scritta da Alessia Palumbo.

Trama: 

In un regno devastato dai conflitti fra maghi e guerrieri, la Città Intera è sorta, baluardo nella lotta contro chiunque possieda sangue magico.
In questo scenario si muove Farwel, decisa a riportare pace ed equilibro in un luogo dove imperversa solo timore e morte.
In un fantasy, certamente non canonico, si muove la sfera umana dell’interiorità e di ogni sua sfumatura, non trovando il malvagio o il corrotto in un mostro da debellare o in una antica maledizione che pende sul capo indistinto della razza umana, ma dentro quegli stessi personaggi che creano e distruggono.
Parallelamente alla vicenda, altri filoni narrativi si intrecciano, mostrando eventi del passato privi del dolore della Città Intera, ma carichi già di un nefasto presagio.

Ho comprato il libro al Salone del Libro di Torino 2018 dopo aver incrociato per caso l’autrice e devo ammettere che ero un po’ titubante del mio acquisto, non sapendo bene cosa aspettarmi. Forse per questo ho aspettato tanto prima di leggerlo, mettendolo in attesa sotto altri libri impilati.

Ah, se mi sono sbagliata!

Il romanzo della Palumbo è ambientato su due linee temporali diverse: il passato, in cui una giovane Farwel scopre e impara ad accettare e a coltivare la magia dentro di lei; e un presente oscuro in cui quella magia viene vista come un crimine e lei viene costretta a rinunciare a se stessa per proteggere e salvare quelli come lei. Le due narrazioni, si sviluppano in parallelo con uno stile scorrevole che, sebbene tenda a essere a tratti un po’ troppo ampolloso, è capace di dare vita a un mondo complesso e ben costruito che viene visto nelle sue diverse sfaccettature proprio attraverso le due linee temporali in cui si sviluppa il romanzo. Sebbene alcuni personaggi rimangano sullo sfondo, la protagonista cattura e affascina nella sua complessità e nelle sue imperfezioni. Non so perché, ma devo ammettere che in alcuni capitoli, il romanzo mi ha fatto pensare alla saga di Harry Potter. Non che ci siano copiature o scene o personaggi uguali, sia chiaro. Sono alcune tematiche, alcuni elementi soprattutto nei capitoli ambientati nel passato, che mi hanno ricordato le emozioni provate leggendo le opere della Rowling.

Un romanzo che consiglio vivamente a tutti gli amanti del fantasy e per la quale faccio i complimenti all’autrice che spero di rivedere al prossimo Salone del Libro per poter comprare i romanzi successivi della saga.

Questa ovviamente è solo la mia opinione. Voi siete sempre liberi di non prendermi troppo sul serio 😉

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