La nascita di Stonehenge secondo Ken Follett

Il mondo è pieno di opere incredibili, strutture apparentemente impossibili create in epoche antiche, quando i mezzi erano molto più limitati rispetto a oggi. Le piramidi di Giza sono forse tra le più famose di queste meraviglie, ma ce n’è un’altra che trovo altrettanto affascinante e che, forse, è altrettanto conosciuta: il sistema trilitico di Stonehenge. Nel suo romanzo “Il cerchio dei giorni”, Ken Follett prova a immaginare cosa si nasconde dietro la straordinaria impresa della sua costruzione. 

Trama:Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l’inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all’interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche. Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all’apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta…”

In questo romanzo, Ken Follet prova a raccontare la storia di come è sorto il complesso di Stonhenge, ponendosi tre domande: Come è stato costruito? Perché è stato costruito? Ma soprattutto: chi lo ha costruito? Cercando le risposte a questi tre quesiti, Follet trascina il lettore in un viaggio nel tempo, immaginando una società preistoria e descrivendola in maniera estremamente dettagliata e accurata. Forse fin troppo.

La storia di per se é bella, a tratti avvincente e la lettura è scorrevole, scritta con uno stile accattivante che invoglia a proseguire la lettura, ma ho fatto davvero molta fatica a entrare in empatia con i personaggi. Questo mi ha portato a leggere anche le parti più drammatiche con un certo distacco, senza quell’impatto emotivo che altrimenti avrebbero potuto avere. A volte si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti a una sorta di documentario, illusione che però viene infranta quando ci si ritrova davanti a nomi o dettagli che sembrano fin troppo moderni o forzati. Nonostante questi difetti, però, è stata comunque una lettura piacevole e a suo modo affascinante che non metterei in cima alla wishlist, ma da tenere in considerazione.

Ora, confesso con somma vergogna di non avere mai letto altro di Ken Follet, ma voglio recuperare per capire, attraverso le sue opere più famose, se possa essere effettivamente nelle mie corde o meno.

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